Videogames: Dragon Quest XI

(Cagliari)ore 16:39:00 del 08/06/2018 - Tipologia: , Videogames

Videogames: Dragon Quest XI

Una breve preparazione all’interno dei vari shop del villaggio, e mi sono subito trovato all’interno della vasta area di gioco che collega le varie località. .

Quando si parla di Dragon Quest, si entra all’interno di una sorta di terreno sacro, da calpestare con delicatezza e rispetto. Parliamo di una saga che ha aiutato a definire il concetto di JRPG, soprattutto su console, influenzando prodotti estremamente riconoscibili come Final Fantasy (giusto per citarne uno a caso). 

Tutta questa premessa per dirvi che quando si prova un “nuovo” capitolo della saga, c’è sempre una sorta di rispetto reverenziale, nonostante il titolo abbia già visto la luce esattamente esattamente un anno fa nella terra del Sol Levante. Sto ovviamente parlando di Dragon Quest XI: Echoes of an Elusive Age, titolo che abbiamo avuto il piacere di provare in quel di Londra durante lo showcase pre E3 di Square Enix. 

Una nuova avventura

La demo che mi è stata proposta offriva due differenti salvataggi, con il primo che iniziava in una fase piuttosto preliminare del gioco; marchiato con il simbolo del prescelto, dovevo intraprendere il  primo viaggio che mi avrebbe portato dal paesino di origine, Cobblestone,  alla raggiante e luminosa città di Heliodor, per un’udienza con il Re locale. 

Una breve preparazione all’interno dei vari shop del villaggio, e mi sono subito trovato all’interno della vasta area di gioco che collega le varie località. Attraverso l’utilizzo di un cavallo le distanze potevano essere percorse con relativa velocità, in particolare utilizzando il tasto R2 per attivare il galoppo. Questa particolare opzione, oltre a rendere decisamente meno stressanti gli spostamenti nella aree libere, permette anche di evitare i combattimenti con le creature nemiche che sono sempre visibili sulla mappa; entrando in contatto con esse mentre si è al galoppo, verranno sbalzate via senza particolari problemi, evitando combattimenti che in quel momento non si vogliono affrontare. 

Crescita e combattimento sono però due ingredienti fondamentali della formula messa a punto da Square Enix. Scegliendo di attaccare un nemico la schermata passerà ad una inquadratura molto simile a quella dei più classici combattimenti a turni. Trovandomi in questa fase del gioco solamente in compagnia di Eleven (questo il simpatico nome che gli sviluppatori hanno dato al personaggio per la demo) ho dovuto rimandare di qualche minuto la prova con il party, concentrandomi unicamente sul controllo dell’eroe. 

Il sistema di combattimento rispecchia in tutto e per tutto i canoni del genere: una serie di attacchi tra cui scegliere, magie che consumano mana e oggetti da poter utilizzare durante lo scontri. La varietà dei nemici è come sempre piuttosto ampia, grazie alla sempre splendida mano del maestro Toriyama, così come i loro pattern di attacco e le loro abilità. 

L'esplorazione ha fatto qualche passo avanti, e perfino le piccole comunità offrono ricompense sottese al completamento di semplici fasi di platforming e quest secondarie che, almeno inizialmente, non sembrano brillare per originalità: per intenderci, ci è stato chiesto di salvare un gattino bloccato su un tetto. Arrivati a Heliodor abbiamo saggiato la differenza tra gli insediamenti minori e le grandi città, vedendo queste ultime caratterizzate da una piacevole verticalità in cel-shading, oltre che decisamente più vive e ricche di attività. La maturazione del comparto esplorativo rimane comunque minima, e siamo sempre all'interno dei confini disegnati dalla formula JRPG più antica, fatta di brevi dialoghi con gli NPC e subquest nascoste tra i vicoli.

Abbiamo già dimenticato l'Online Pass?

Ciò che è veramente apprezzabile è la cura dedicata alle ambientazioni: dagli spazi aperti ai maestosi edifici, il comparto artistico di è stato meticolosamente studiato per offrire costantemente quegli scorci mozzafiato tipici dell'atmosfera fiabesca della serie. Incontrando il re siamo stati introdotti al motore dell'intreccio: il nostro Eroe viene additato come portatore di calamità, e dunque imprigionato per il bene di quello stesso mondo che è destinato a salvare. Non sappiamo le circostanze che porteranno alla sua fuga: quel che è certo è che pochi istanti più tardi abbiamo potuto vivere una sezione di gioco decisamente più aperta, ambientata nella suggestiva regione di Gallopolis.

Questa zona desertica ospita un regno che ricorda i sultanati mediorientali, ed è molto più accogliente della prigione di Heliodor. I locali sono appassionati di corse a cavallo, disciplina che si trasforma in uno dei numerosi minigiochi nei quali cimentarsi per vincere equipaggiamenti. Qui abbiamo fatto la conoscenza di Silvando, un simpatico performer che si è unito alla causa; ma Silvando non è l'unica new entry nel nostro team: a schermo spento siamo stati raggiunti da Erik e Serena, altri due personaggi volenterosi di impugnare le armi al nostro fianco. Ovviamente non abbiamo avuto il tempo materiale per costruire saldi legami con i comprimari, ma il loro livello di caratterizzazione ci è comunque parso leggermente blando e saldamente ancorato al cliché della gioventù candida e pura.

La cura per le ambientazioni cittadine sottolinea la volontà di caratterizzare fortemente le ambientazioni e legarle indissolubilmente al cuore dei giocatori.

In ogni caso, il party completo regala un nuovo sapore al gameplay e aumenta l'immersione grazie al celebre comando di Question che permette di confrontarsi con i compagni, dando vita a dialoghi e interazioni uniche. Il combat system cresce di pari passo con la squadra, e ogni decisione assume maggiore importanza quando si affrontano i mostri più potenti. Se per occuparci dei trash mob possiamo organizzare gli sforzi degli alleati in una sorta di sistema Gambit, pre-impostandone il comportamento e scegliendo ad esempio se farli attaccare senza pietà o preservare gli MP, è decisamente meglio affidarsi alla gestione manuale per uscire vincitori dalle battaglie più impegnative.

Il brand rallystico per eccellenza di Codemasters torna sui nostri hard disk cinque anni dopo.

La ritrovata libertà si è portata dietro anche la forgia, una delle feature che ci ha colpiti maggiormente per realizzazione. Per sfruttarla al meglio bisogna raccogliere i materiali attraverso un sistema di gathering, cercando minerali nel mondo aperto per poi fisicamente modellarli alla vecchia maniera. La silouhette della spada prende forma sotto i colpi del nostro martello, e possiamo sfruttare una serie di abilità legate al crafting per rifinire il lavoro e creare oggetti +1, +2 o +3 a seconda della precisione.

Al di là del gameplay, l'edizione di Dragon Quest XI destinata al mercato occidentale introduce una serie di novità piuttosto interessanti. Anzitutto, l'immediatezza e l'accessibilità caratteristiche della saga possono essere completamente azzerate attraverso un sistema di Draconian Quest ancor più difficile di quello presente nella versione giapponese; stando ai rumor non si potranno neppure equipaggiare armature e accessori. Inoltre, per la prima volta nella storia di Dragon Quest, l'esperienza ha potuto beneficiare di un doppiaggio inglese (ovviamente sottotitolato in Italiano) che va a sostituire i classici effetti sonori che simulavano il brusio dei dialoghi.

Il design di Akira Toryiama è inconfondibile. A qualcuno parrà strano avere un protagonista simile all'androide numero 17 di Dragonball, ma d'altra parte è piacevole riconoscere un tratto tanto familiare.

L'interfaccia utente e i menù sono stati sottoposti a un lavoro di rifinitura, ed è stata introdotta anche una modalità in prima persona per studiare i dettagli e scattare screenshot; il comparto esplorativo è stato invece arricchito con uno scatto, utile per ridurre i tempi morti nelle fasi di raccolta e di questing. Insomma, il Dragon Quest XI che si affaccerà sui nostri mercati il 4 settembre somiglia sempre più a una definitive edition, con tutti gli accorgimenti e le novità del caso.

Sarà decisamente interessante assistere alla reazione della community internazionale a questa undicesima istanza della saga senza tempo: l'utenza è da anni divisa in una frangia hardcore, che vorrebbe vedere il genere JRPG come eterno ed immutabile, e una fazione progressista che si è dimostrata più che volenterosa di calcare nuove strade. Dragon Quest rimane senza dubbio uno di quei titoli che suonano sempre la stessa sinfonia, cambiandone le sfumature di volta in volta e facendo la fortuna degli appassionati più nostalgici.

Articolo di Gerardo

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