Space Hulk Tactics: come fare

(Cagliari)ore 20:16:00 del 14/10/2018 - Tipologia: , Videogames

Space Hulk Tactics: come fare

I risultati danno in buona parte ragione a questa filosofia. .

 

“Vengono fuori dalle pareti! Vengono fuori dalle fottute pareti”. La riconoscete questa citazione? No, non è Aliens – Scontro Finale, ma sono semplicemente io che gioco a Space Hulk: Tactics per la recensione mentre cerco di farmi largo attraverso i claustrofobici cunicoli abbattendo orde di famelici Genestealer, i fratelli con più braccia e ancora più brutti del famoso Xenomorfo. Lo strategico a turni sviluppato da Cyanide Studio – già autori di Space Hulk: Deathwing e Blood Bowl – e pubblicato da Focus Home Interactive si presenta come la fedele trasposizione del quasi omonimo board game, dove a bordo di un enorme relitto fluttuante fra le galassie, avviene lo scontro all’ultimo sangue tra Space Marines e tiranidi, in una sorta di truculenta e cupa caccia attraverso putrescenti corridoi in cui si ammassano secoli e secoli di distruzione ed eresie.

For the Emperor!

Space Hulk: Tactics trasforma in pixel le meccaniche del celebre gioco da tavola, rimanendo fedele il più possibile alle proprie origini: se vi aspettate dunque uno strategico ad ampio respiro, una conversione in stile Warhammer 40,000 della serie XCOM, siete nel posto sbagliato. Le mappe non hanno le stesse dimensioni di quelle viste nel tattico creato da Firaxis e anche le campagne non possiedono il medesimo e articolato sviluppo: sono questi dei reali punti di debolezza?

No, il gioco semplicemente non cerca di imitare le idee altrui, ma preferisce restare saldo sul proprio cammino, un percorso che già conosce e sa bene che lo porta dritto alla meta. I risultati danno in buona parte ragione a questa filosofia. Space Hulk: Tactics procede con passo lento e meticoloso, le missioni vivono sul filo del rasoio e ogni decisione va calcolata con calma e sangue freddo, perché basta davvero un minimo errore per vedere cadere come un castello di carta tutta la propria pianificazione.

Questa tensione traspare da ogni singola missione delle due campagne in singleplayer, dedicate rispettivamente ai Blood Angels – una delle più famose “legioni” degli Space Marines – e ai Genestealer. Entrambe le storie ruotano attorno al Forsaken Doom, un enorme Space Hulk che vaga disperso attraverso i Warp da millenni e che contiene oscuri segreti legati a Capitoli degli Space Marines, antichi manufatti e alcune forme di vita aliene che hanno attirato l’attenzione dell’Inquisizione stessa. L’universo futuristico nato dalla mente di Games Workshop ha un fascino intrinseco, ma va riconosciuto il giusto merito anche al titolo stesso e al team creativo, capace di dar vita a due campagne ottime sotto il profilo narrativo, dove risaltano il codice d’onore dei Terminators, i sotterfugi di Just Von Marburg e tutto quel groviglio fatto di fucine meccaniche ed esaltazione della forza bruta, in cui l’unico vero difetto risiede proprio nella profondità del vasto mondo di Warhammer 40,000, fatto di numerosi nomi e riferimenti non sempre facili da tener fissi nella mente.

In totale le due campagne sono composte da ventisei missioni, con varie schermaglie da affrontare tra di esse. Per completarle entrambe al livello di difficoltà normale ci dovrebbero volere circa venti ore (considerate anche che sono tutte rigiocabili a un livello di difficoltà superiore).

Purtroppo non possiamo essere molto precisi per colpa di grossi problemi di instabilità che ci hanno costretti a ripetere alcune missioni anche tre volte (leggete il box i fondo all'articolo per dettagli in merito). Un'altra novità di Space Hulk: Tactics che manca alla concorrenza è un editor di missioni. Facile da usare e molto funzionale, consente di creare velocemente le proprie mappe e caricarle online, in modo da condividerle con gli altri. Si tratta di una caratteristica ottima, che amplia enormemente il respiro del titolo, soprattutto in multiplayer. Quest'ultimo prevede dei match 1 contro 1 con un giocatore che veste il ruolo degli Space Marine Terminator e l'altro dei Genestealer. Niente di inedito, ma piacevole.

Gameplay e grafica

In generale il gameplay di Space Hulk: Tactics è quello che tutti gli appassionati conoscono bene: lento, riflessivo e pieno di variabili da considerare per non finire massacrati dagli avversari, nonostante gli ambienti ristretti in cui ci si muove. I genestealer sono un po' più complicati da utilizzare degli Space Marine per via della divisione in due turni delle loro fasi e dei blip, che richiedono un minimo di pratica in più per essere padroneggiati a valorizzati. Lo stesso discorso è fattibile per le carte, spendibili per dare punti azione extra a un'unità o per avere dei bonus in determinate azioni: all'inizio possono spiazzare, ma ci si abitua presto. Ovviamente chi conosce il gioco da tavolo non avrà alcun problema a capire ciò che succede sullo schermo. Detto questo Space Hulk: Tactics è un titolo molto difficile, impietoso in alcune circostanze, come del resto lo è il gioco originale. Comunque Cyanide è stata brava a realizzare un buon tutorial testuale e a modulare la progressione della difficoltà delle campagne, creando delle prime missioni più semplici e aumentando gentilmente il livello di sfida con aree più aperte e meno difendibili e unità sempre più potenti.

Dal punto di vista tecnico Space Hulk: Tactics fa il suo, riproducendo alla perfezione le atmosfere e le ambientazioni del gioco da tavolo. La natura del gioco in sé, fatto di mappe divise in caselle quadrate, non consente meraviglie, ma la visuale in prima persona offre dei bei momenti e le unità sono realizzate davvero molto bene (in particolare i Genestealer fanno una certa impressione). Certo, ci sono delle animazioni che di tanto in tanto saltano e non fanno ben capire cosa stia succedendo, ma fortunatamente sono solo decorative e non riescono a rovinare il gameplay, che rimane un must per tutti gli appassionati di Space Hulk.

 

Articolo di Gerardo

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