Siria, appello di un cittadino italiano prigioniero: ma qualcosa non torna! VIDEO

(Milano)ore 16:04:00 del 01/12/2016 - Tipologia: , Cronaca, Denunce, Esteri

Siria, appello di un cittadino italiano prigioniero: ma qualcosa non torna! VIDEO

Qui c'è puzza di bruciato forte come una gomma incendiata .Sarà mica che qualcuno ha organizzato una bella mascherata per fare qualche miglionata, visto che è noto al mondo intero la facilità con la quale noi italiani ci facciamo taglieggiare per i rapime.

Qui c'è puzza di bruciato forte come una gomma incendiata .Sarà mica che qualcuno ha organizzato una bella mascherata per fare qualche miglionata, visto che è noto al mondo intero la facilità con la quale noi italiani ci facciamo taglieggiare per i rapimenti di quei cretini che vanno a lavorare in quelle zone così pericolose ?

C'è veramente qualcosa che non torna .

“Mi chiamo Sergio Zanotti da sette mesi sono prigioniero qui in Siria. Prego il governo italiano di intervenire nei miei confronti prima di una mia eventuale esecuzione”. E’ l’appello video in cui appare un uomo, barba lunga e tunica bianca, che sarebbe sequestrato in Siria da diversi mesi. A pubblicare il filmato è il sito russo Newsfront. A quanto si apprende da fonti dell’Unità di crisi della Farnesina, le autorità italiane sono a conoscenza del video da diversi giorni e stanno seguendo il caso. Mentre la procura di Roma fa sapere aperto un fascicolo di indagini da diversi mesi. A quanto si apprende, i familiari avevano perso le tracce intorno alla metà di aprile scorso in concomitanza con quella che doveva essere la data del suo rientro in Italia. A denunciarne la scomparsa è stata la ex moglie.

Le immagini mostrano l’uomo in ginocchio all’aperto tra alcuni ulivi. Alle sue spalle una persona, vestita di nero e con il volto coperto, che gli tiene puntato contro un fucile mitragliatore. In mano l’uomo inginocchiato tiene un cartello con una data, apparentemente il 15 novembre 2016.  In un’altra foto postata dallo stesso sito il presunto ostaggio è in piedi, scalzo, e tiene in mano lo stesso cartello. Poco sotto, nell’articolo, viene mostrata la copia del passaporto, intestato a Sergio Zanotti, nato nel 1960 a Marone, in provincia di Brescia.

Il filmato – Secondo quanto accertato finora da investigatori italiani – gira sul web da circa una settimana e non sembra “univoco”, dal momento che l’italiano, per quanto con la barba lunga, non appare nelle immagini particolarmente provato dai presunti sette mesi di prigionia. Gli investigatori, che stanno ricostruendo i movimenti dell’uomo, avrebbero accertato che effettivamente alcuni mesi fa Zanotti è partito dall’Italia per laTurchia, dove si sono perse le sue tracce.

Il sito russo – Su Newsfront si legge che “il capo della sezione inglese ha ricevuto un messaggio da un account Facebook, da una persona che si è presentata come un ‘jihadista‘ dalla Siria. Il messaggio conteneva il video in cui si vede il prigioniero che presumibilmente è un cittadino italiano. I jihadisti hanno minacciato che se il governo italiano non interverrà, il sequestrato sarà giustiziato”. E aggiunge che “attualmente Newsfront non ha conferme sulle informazioni ricevute e non si assume nessuna responsabilità sulla loro accuratezza. La redazione ha deciso di pubblicare il materiale, poiché la sua diffusione può salvare vite innocenti”.

L’account Facebook – Il nome dell’account del presunto jihadista, che ha inviato il video a Newsfront, è Almet Medi. Nella descrizione visibile sul suo profilo, c’è scritto che è “di Milano”e “vive a Napoli” e “ha frequentato  l’Ipsia Ferraris Pacinotti”. Il video è stato postato sul profilo il 21 novembre – giorno in cui il profilo sembra sia stato creato – alle 18,41. Newsfront spiega che l’autore del messaggio si è descritto come un jihadista siriano e si è presentato col nome di Abu Jihad. “Prima di uccidere qualcuno – si legge nella corrispondenza tra l’agenzia e l’autore del messaggio, che sembra parlare anche di altri prigionieri – comunichiamo sempre con i media”. 

Farnesina: “Siamo in contatto con la famiglia” – L’unità di crisi della Farnesina sta seguendo il caso del “connazionale Sergio Zanotti” rapito in Siria, “fin dall’inizio” ed è in “stretto contatto con i familiari, l’ex moglie e tre figlie, e con le altre articolazioni competenti dello Stato italiano”.

L’ex moglie: “Credo sia andato ad aiutare un amico” – “Da sei mesi sono in contatto con la Farnesina e mi è sempre stato detto di non parlare con nessuno della vicenda. Credo nel loro lavoro e spero che il padre delle mie figlie possa tornare a casa” – ha detto da Marone, nel Bresciano, Yolande Mainer, l’ex moglie di Zanotti – non so perché sia andato laggiù, ma lo conosco bene e penso lo abbia fatto per aiutare un amico“, ha spiegato la donna. “Pensavo peggio, pensavo fosse morto – ha detto ancora la donna – non ci sentivamo da maggio, da quando era partito”.

La procura di Roma: “Da mesi aperto fascicolo d’indagini”– Già da alcuni mesi, la procura di Roma ha aperto un fascicolo d’indagini riguardo al caso. Il procedimento contro ignoti, coordinato dal sostituto procuratore Sergio Colaiocco, ipotizza il reato di sequestro di persona per fini di terrorismo.

Intelligence: “Sequestro anomalo” – Fonti investigative e di intelligence, contattate dall’ANSA, confermano il sequestro e parlano di “sequestro anomalo”: “Nessuno ha denunciato la scomparsa dell’uomo e che al momento non c’è richiesta di riscatto”. Investigatori e 007 riferiscono che, oltre al video, anche altri riscontri oggettivi. Quanto ai rapitori, non c’è alcuna conferma che si tratti di terroristi, dal momento che l’uomo potrebbe essere anche finito nelle mani di delinquenti comuni che punterebbero a ottenere un riscatto. Il Copasir, a quanto si apprende, è stato informato dall’intelligence. Gli 007 sono al lavoro per arrivare ad una soluzione mentre fonti, interpellate dall’Ansa, riferiscono che non è arrivata ancora nessuna richiesta di riscatto.

L’esperta: “Ostaggio in mano a gruppo vicino a Al Nusra”– Per Loretta Napoleoni, economista e ed esperti di terrorismo internazionale, Serzio Zanotti sarebbe nelle mani di “un gruppo vicino ad Al-Nusra. Questo potrebbe essere una buona notizia, perché vuol dire che questo gruppo ha bisogno di soldi”. Per l’esperta, se l’ostaggio fosse stato nelle mani dello Stato Islamico sarebbe già stato ucciso, perché l’Isis “non è interessata al denaro ma alla propaganda”

Articolo di Luca

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