Rosatellum: AD OGNI PARTITO CHE L'HA VOTATO UN PEZZO DEL PARLAMENTO. VERGOGNA

(Torino)ore 16:40:00 del 02/11/2017 - Tipologia: , Denunce, Politica

Rosatellum: AD OGNI PARTITO CHE L'HA VOTATO UN PEZZO DEL PARLAMENTO. VERGOGNA

La riforma accontenta solo chi l'ha votata: più proporzionale per FI, i collegi per la Lega, le soglie basse aiutano Alfano. Tutto fatto ad arte per evitare la Consulta. E portare dritto all'inciucio. Ecco perché .

La logica del compromesso dove ci si misura a chi ce l'ha più corto. Aspettarsi qualcosa di diverso dalle menti dei grandi statisti italici da pollaio è veramente utopia. Ringraziamo di essere parte di una forza come l'unione europea che trascina per forza d'inerzia il sorcio italiano che in mancanza di sfide farà come tutti i parassiti cioè alle lunghe minera la stessa esistenza dell'organismo che lo ospita

Ricapitoliamo: la difesa delle istituzioni democratiche contro "l'orda populista grillina", che ha prodotto una legge elettorale con ben 8 fiducie, vera aberrazione nella storia della Repubblica, per la quale il Presidente Grasso, dopo aver vergognosamente eseguito gli ordini, si e' dimesso, schifato, dal PD, sarebbe affidata: -al Pinocchio di Rignano, che in 5 anni non ne ha azzeccata una, -alla Lega, il cui ex leader Bossi è sotto processo per truffa da 56 milioni di euro ai danni dello Stato, -ad un Berlusconi riverginato e prescritto per compravendita dei Senatori, mentre Ruby rubacuori è ormai solo un lontano ricordo, ma soprattutto al peggiore di tutti: -il Senatore pluriprocessato -massone- imbarazzante- diabolico Denis Verdini, vera anima nera della politica italiana che, pur non rappresentando nessuno nel paese reale, tiene su questa maggioranza sbilenca che sarebbe altrimenti scomparsa da tempo .

Incentiva la conoscibilità dei candidati, permette ai cittadini di scegliere il proprio parlamentare, si rinsalderà il rapporto tra eletti ed elettori, rispetta la rappresentatività, favorisce le coalizioni, darà governabilità. A leggere i titoli dei lanci d’agenzia, secondo i partiti che l’hanno approvata con una maggioranza vista quasi mai al Senato dalla nascita della Repubblica, la nuova legge elettorale mantiene tutti questi impegni. Ma a riascoltare gli interventi degli esponenti di partiti, movimenti e gruppuscoli che in Parlamento hanno sostenuto il Rosatellum una delle frasi che ricorre di più è che “la legge non è perfetta, ma le leggi elettorali non sono mai perfette”. Una formula-paracadute che nasconde l’unico pregio della legge – “armonizzare” i sistemi elettorali di Camera e Senato, come chiesto dal presidente Sergio Mattarella quasi un anno fa – e la mezza verità sulla “legge non perfetta”.

In realtà la riforma raggiunge principalmente due obiettivi. Il primo: accontenta tutti i partiti principali che l’hanno voluta. E’ per questo che ciascun pezzo della legge, come un Frankenstein, accontenta uno dei contraenti del patto. C’è più proporzionale che maggioritario perché lo vuole Berlusconi, c’è una quota di collegi che fa fare il pieno alla Lega Nord nei suoi territori, c’è una soglia di sbarramento raggiungibile e le pluricandidature perché fa comodo soprattutto ad Alfano, non favorisce troppo le coalizioni perché Renzi e Berlusconi vogliono tenersi le mani un po’ libere da alleati scomodi, sfavorisce i partiti non coalizzati – e non ci vuole molta fantasia per capire quale sia in questo momento – e rende difficile la vita dei fuoriusciti di sinistra (Ferruccio De Bortoli l’ha chiamata “logica vendicativa”). E’ un patchwork, un cacciucco che va bene a chi l’ha voluto. “Una legge elettorale non è un vestito da Arlecchino” ha dettoPiero Fassino giustificando così il fatto che M5s e sinistre non fossero d’accordo con la legge (a cui dà un 7 di voto). In realtà non c’è metafora più aderente.

Articolo di Gregorio

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