Remothered Tormented Fathers: recensione

(Palermo)ore 16:47:00 del 27/07/2018 - Tipologia: , Videogames

Remothered Tormented Fathers: recensione

Dopo aver debuttato su PC con una buona ricezione da parte di critica e pubblico, il nostrano Remothered: Tormented Fathers arriva su console, primo capitolo di una trilogia horror pronta a dare più organicità a un racconto diventato interessante sin dal .

Dopo aver debuttato su PC con una buona ricezione da parte di critica e pubblico, il nostrano Remothered: Tormented Fathers arriva su console, primo capitolo di una trilogia horror pronta a dare più organicità a un racconto diventato interessante sin dal suo debutto. 
Sviluppato in Sicilia da Stormind Games e diretto, scritto e ideato da Chris DarrilRemothered affonda le sue radici nel survival horror tradizionale, ispirandosi sia ai classici di qualche generazione fa, sia ai capolavori del cinema di genere. 
Tormenti
Che l'autore catanese sia un cinefilo incallito lo si intuisce sin dalle prime battute: la cura per le inquadrature, la costruzione del senso di tensione, i continui richiami a capolavori del passato come Il Silenzio degli InnocentiPsycho e Rosemary's Baby, sono tutti elementi che lasciano ben intendere quali siano le inclinazioni dell'opera di Stormind Games. 
Tutto inizia quando Rosemary Reed si reca nella villa del dottor Felton, un notaio in pensione affetto da una misteriosa malattia a da gravi disturbi psichici. La protagonista, inizialmente più accomodante e comprensiva, rivela ben presto le proprie intenzioni, scatenando così l'ira dell'uomo. Sua figlia Celeste è infatti scomparsa e dietro questo torbido fatto si celano affari di famiglia avvolti dal mistero. 
Ossessioni, bugie e verità sottaciute sono alla base della storia raccontata daRemothered: Tormented Fathers, la cui trama è ben ritmata nonostante la durata esigua del titolo (che è variabile e può comprendere dalle 3 alle 5 ore, a seconda dello stile di gioco adottato). Solo nella parte finale i fili della matassa vengono riavvolti forse in maniera un po' troppo sbrigativa, sintomo del fatto che probabilmente si è trattata di una necessità di produzione legata allo sviluppo delle vicende nei prossimi due capitoli in cantiere. Remothered parte tuttavia da un'ottima base narrativa, adagiandosi sugli stilemi classici e andando sul sicuro, anche per quanto riguarda il buon colpo di scena – inatteso ma non pienamente originale. La commistione tra file di testo, dialoghi e scene danno pienezza al racconto, che si prende i suoi momenti e dimostra un'impronta autoriale degna di nota, macchiata solo dalla precipitosità degli eventi dopo la metà di gioco.
Remothered è in realtà un titolo a cavallo tra l'horror e il giallo: non presenta mostruosità ributtanti, scene splatter o gli eccessi dell'orrore più spinto; al contrario, vira con decisione sul thriller psicologico. 

Strisciare, camminare o correre non fa alcuna differenza quando ci si trova in zone in cui non è prevista la loro presenza, anche se magari successivamente ci viene suggerito che erano comunque nei paraggi per darci l'illusione di un maggiore realismo. In Remothered i cosiddetti stalker popolano continuativamente i luoghi in cui si trovano e hanno una percezione del rumore a 360°. Per questo è importante muoversi di soppiatto anche quando si è sicuri di trovarsi su un piano diverso dal loro. Ovviamente la cosa si può sfruttare per attirare i nemici dove più ci interessa: in virtù di ciò, i molti oggetti raccoglibili che si trovano in giro, che nel prologo sembrano addirittura eccessivi, finiscono per assumere una funzione precisa nell'economia del gioco, e metterne di meno avrebbe significato limitare le opzioni di manovra del giocatore. Così, invece, si è più liberi di sperimentare soluzioni alternative per cavarsela. Insomma, studiare un'area per sapere dove andare in caso di pericolo diventa quindi essenziale, anche in funzione di un altro dettaglio: scappare dai nemici è molto difficile. Certo, li si può rallentare (mai uccidere) colpendoli con un oggetto difensivo, ma provare a scappare troppo a lungo è una strategia che finisce inevitabilmente con Rosemary uccisa in modo atroce (le scene di morte sono davvero splatter... se vi piace il genere fatevi prendere almeno una volta da ogni nemico).

Va detto che tutte queste soluzioni finiscono inevitabilmente per rallentare l'azione, ma la tensione ne guadagna tantissimo e, soprattutto, regge per tutta l'avventura. In questo modo è stato evitato anche il ricorso a continui spaventi improvvisi, una soluzione diffusa nel genere, ma per certi versi infantile e, soprattutto, efficace solo sul momento.

L'ORRORE È SOLO ALL'INIZIO

Remothered: Tormented Fathers ha una durata in linea con quella di altri titoli del genere. Se non si va alla ricerca di tutti i documenti sparsi per la mappa e ci si limita a fare l'essenziale, lo si può finire in una manciata d'ore (circa quattro o cinque). Diciamo però che questo è il modo peggiore per giocarci, perché fa perdere un sacco di dettagli narrativi. Chi ama approfondire e si darà il tempo di esplorare gli ambienti da cima a fondo, lo terminerà in circa nove o dieci ore. Come già detto, non è un titolo facilissimo, in particolare nella parte finale, la più faticosa di tutte e quella in cui si muore più spesso. Niente di insormontabile, ma richiede un approccio leggermente più ragionato per essere superata (tranquilli, non vi anticipiamo nulla). Specifichiamo anche che, trattandosi del primo capitolo di una trilogia, la conclusione lascia aperte molte domande, ma apre anche a degli sviluppi interessanti che dovrebbero essere sviluppati nei prossimi episodi (staremo a vedere).

Dal punto di vista tecnico, il titolo di Stormind Games e Darril Arts è ben realizzato, nonostante qualche imperfezione, in particolare nelle animazioni delle sequenze di intermezzo. Parlando di fluidità si è dimostrato eccellente (lo abbiamo provato a dettagli Ultra su un PC non proprio potentissimo), anche se alcuni compromessi sono evidenti, come delle luci accese che risultano completamente invisibili da lontano, nonostante il resto dell'ambiente sia completamente al buio, oppure dei riflessi eccessivi sulla pelle dei personaggi durante le sequenze filmate, che in alcuni frangenti rendono i volti un po' plasticosi. In generale, comunque, il lato tecnico funziona bene e non fa rimpiangere altri titoli del genere. Anzi, è molto superiore alla maggior parte degli horror indie sul mercato. In particolare ci viene in mente quello che possiamo considerare il suo concorrente più diretto, ossia quel NightCry che doveva essere il seguito spirituale della serie Clock Tower e invece non è andato molto bene, per usare un eufemismo. Ovviamente il nostro giudizio tiene conto del livello produttivo, ma non solo: un plauso va anche all'aver scelto una prospettiva in terza persona, sicuramente più complicata da gestire della prima. Da notare anche l'estrema pulizia del gioco in termini di bug e glitch: non ne abbiamo mai incontrati di compromettenti. In particolare Remothered non si è mai bloccato e non è mai tornato al desktop, segno che il periodo passato in Accesso Anticipato gli ha fatto davvero bene.

Articolo di Alberto

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