Recensione Shadow of the Tomb Raider

(Potenza)ore 16:14:00 del 12/08/2018 - Tipologia: , Videogames

Recensione Shadow of the Tomb Raider

Durante la presentazione introduttiva di quest’ultima prove è emerso, dalle parole del narrative director, Jason Dozois, e del lead game designer, Heath Smith, che si possa trattare della conclusione solo della trilogia sulle origini di Lara..

Manca davvero poco all’uscita di Shadow of the Tomb Raider. Con questo pretesto l’ultimo capitolo della trilogia delle origini a cavallo tra archeologia e mistero, di cui è protagonista una delle eroine per eccellenza del pantheon videoludico, ci ha concesso una prova veramente approfondita di quello che vedremo nel prodotto finito. Cinque ore davanti agli schermi hanno confermato una Lara che ha compiuto una crescita psicologica e personale non indifferente, parallelamente a un gioco che in quanto a gameplay ha interpretato l’evoluzione con la stessa filosofia. La stratificazione del game design si vede su più livelli, ma tutto ciò senza dimenticare la tipica sensazione di progressione narrativa che ha dato l’ossatura ai precedenti piloni di questo reboot. Continuità e trasformazione, dunque, entrambi tangibili nel gioco di Square-Enix e che cercheremo di raccontarvi in questa anteprima. Ovviamente senza spoiler s’intende. 
Lara Croft è alle prese con una vera e propria apocalisse: il mondo ha bisogno di lei. Questo dà il là all’avventura della nostra beniamina: una premessa tanto importante quanto nota in questo genere, che ci porta all’improvviso a viaggiare alla ricerca di manufatti e città dell’oro che i miti rievocano come leggendari e miracolosi.  
Un viaggio che, per chi ha giocato ai precedenti capitoli, è veramente familiare. Il cuore del design si sviluppa attorno agli stessi meccanismi action, platform e puzzle stranoti ai più. L’action prevede sessioni che possono essere affrontate in maniera stealth oppure a canne di fucile spiegate, così come il platform permea l’avventura con fasi di scalata dinamica e i puzzle ambientali rallentano il ritmo proponendoci un diverso tipo di sfida. Tutto ciò viene magistralmente riassunto dai primi passaggi dell’avventura, che incalzano con un ritmo sfrenato il giocatore per riportare alla memoria gli automatismi e le tinte della serie.  
Da qui in poi scopriamo un raffinamento continuo di quanto visto. Il rampino a livello di meccaniche di gioco è l’evoluzione più tangibile e caratteristica: apre il titolo a un’esplorazione verticale degli ambienti. In particolare l’atto della discesa è tra i più presenti: sintomo di una Lara che effettivamente sta compiendo il suo rito di passaggio per diventare la Tomb Raider che tutti conosciamo. Discese che poi la porteranno ad affrontare tombe, cunicoli, ma anche sessioni subacquee frequenti e ansiogene, piene di insidie e pericoli.  
Si sviluppano così altre due considerazioni, la prima relativa alle ambientazioni, sempre variegate, ma che per l’occasione si concentrano nel bioma della giungla, mentre la seconda legata agli hub di gioco.
 
Parlando maggiormente di ambientazione e gameplay, abbiamo finalmente messo piede nella giungla che farà da sfondo alla maggior parte delle sequenze di gioco, diventando a sua volta protagonista e improntando l’azione su uno stile decisamente survival. Lara si deve procurare materiali raccogliendoli da rami o arbusti sia per creare medi-kit che per le frecce del fidato arco e altri vari consumabili. Si potranno inoltre usare piante specifiche per  potenziare i sensi di Lara e individuare più facilmente le belve che si celano nell’ombra, dalle quali potremo nasconderci anche sfruttando elementi naturali come il fango.
Non ci si può nascondere per sempre però, e lo abbiamo imparato a nostre spese durante un paio di scontri davvero tosti con dei giaguari, dove il mood spara e riparati che spesso si utilizza con i nemici umani risulta inefficace ed è preferibile adottare un approccio un po’ più psicologico, stabilendo chi sia il predatore e chi la preda, e avere prontezza di riflessi per schivare gli attacchi fulminei di queste belve. Di sicuro ci saranno molti altri animali feroci in agguato tra le ombre di questa giungla, fortunatamente non ne abbiamo incontrati altri durante la nostra prova.

Riposando al falò abbiamo potuto dare un’occhiata anche all’albero delle abilità dove si possono spendere i punti esperienza accumulati durante il gioco. L’albero è composto da tre rami (abilità da esploratrice, da guerriera, e da saccheggiatrice) per un totale di oltre sessanta caselle che renderanno la nostra Lara davvero invincibile. Piccola chicca che di sicuro renderà contenti i fan storici della serie, sempre dal falò è possibile cambiare gli abiti di Lara, e tra quelli presenti nella nostra build c’erano anche quello del disastroso Tomb Raider: The Angel of Darkness e la skin poligonale del primo indimenticabile Tomb Raider.

Infine è necessario spendere qualcheparola per Paititi, la mitologica città perduta del regno Inca con la cui scoperta si concludeva la nostra build e che rappresenta il più grande hub di Shadow of the Tomb Raider. La città, rimasto celato per secoli,  è abitata da popolazioni indigene, fungendo da punto di contatto fra le principali culture mesoamericane antiche, e nei suoi distretti si possono riconoscere influenze Maya, Inca e Azteche. Paititi rappresenta un’area parecchio estesa sia in orizzontale che in verticale, popolata da svariati NPC che portano avanti le proprie vite; chiacchierare con i locali ci permetterà di scoprire qualche aspetto in più della loro cultura, raccogliendo informazioni sui miti delle antiche civiltà dell’America Centrale, e di ottenere qualche incarico secondario.

Quanto visto finora ci ha decisamente convinti della qualità del prodotto, ma ci riserviamo ovviamente di esprimere un giudizio più approfondito solo in sede di recensione. Possiamo però dissipare fin da subito le incertezze che avevamo sul lato tecnico dopo la prova della prima build a Londra, dal momento che, complice anche la resa da Xbox One X sul pannello Samsung 4K in cui abbiamo provato il gioco, questa nuova build ci è sembrata davvero uno spettacolo per gli occhi, un tripudio di dettagli che si avvicina paurosamente a quello del rivale Uncharted 4, che essendo un’esclusiva poteva contare su un’ottimizzazione per PlayStation 4 che invece Shadow of the Tomb Raider, in quanto multipiattaforma, non ha. Le aspettative, a questo punto, sono altissime, e non ci resta che aspettare il 14 settembre per mettere le mani sul titolo.

Articolo di Gregorio

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