Recensione anteprima Oxygen Not Included

(Palermo)ore 22:35:00 del 11/01/2018 - Tipologia: , Videogames

Recensione anteprima Oxygen Not Included

Prima dei bisogni dei duplicanti e della raccolta delle risorse, però, la cosa più importante da fare è non gettare la spugna dopo le prime, brucianti sconfitte che arriveranno..

Oxygen Not Included si presenta da subito come un titolo ispirato e coinvolgente. Dopo un non ben precisato inconveniente, la nostra squadra composta inizialmente da tre “replicanti” viene letteralmente sputata fuori da un portale. Il luogo di arrivo è il sottosuolo di un pianeta alieno e inospitale.

Nulla di nuovo direte voi, è uno start point molto comune al genere. Sebbene l’incipit iniziale possa sembrare molto canonico, ci accorgiamo subito che c’e qualcosa di strano nell’aria, anzi, manca qualcosa: l’ossigeno. Infatti, la nostra prima preoccupazione nella fase iniziale della partita sarà quella di trovare il modo di rendere l’ambiente respirabile. I nostri replicanti necessiteranno di un livello di ossigeno almeno accettabile per poter svolgere i compiti che gli affideremo.

Inizialmente il gruppo da gestire sarà di soli tre elementi, ma una volta raggiunti i requisiti per l’espansione, il Portale Replicante ci fornirà un nuovo abitante, che potremmo selezionare fra quelli proposti. Più la nostra colonia diventerà grande e più l’incubo logistico di un espansione in territorio ostile diverrà pressante.

Esteticamente Oxygen Not Included riprende in modo marcato l’accattivante stile visivo adottato da Klei con Don’t Starve. Tramite l’adozione di una visuale frontale 2D, il giocatore dovrà condurre il suo gruppo di esplorazione verso la creazione di una colonia spaziale. Il nostro compito non sarà per nulla facile e mille insidie sono sempre dietro l’angolo.

Prima dei bisogni dei duplicanti e della raccolta delle risorse, però, la cosa più importante da fare è non gettare la spugna dopo le prime, brucianti sconfitte che arriveranno. Oxygen Not Included è un titolo che si impara giocando, partita dopo partita. Segue le medesime regole punitive di Don't Starve, massacrandoti quando tutto sembra andare bene, ma anche offrendoti qualche nuova conoscenza a ogni giro di giostra. Bisogna imparare a ottimizzare la raccolta dei materiali, la costruzione degli oggetti, i pattern di progresso tecnologico, ma anche ad assegnare a ogni duplicante i ruoli e le attività a lui più congeniali.

È inoltre fondamentale scegliere con saggezza la miglior direzione verso cui espandersi, individuando le sacche d'ossigeno e le riserve d'acqua più vicine e visibili, oppure scavando, dove possibile, per raggiungere le zone ancora celate dalla "nebbia di guerra".

Anche per noi è stato tutto molto difficile agli inizi. Nella nostra prima colonia, ad esempio, la fine è giunta nei modi più tristi: alcuni sono morti affogati nella loro stessa urina (le toilette si rompevano in continuazione); altri si sono sfondati la testa contro le pareti per il troppo stress accumulato; mentre altri ancora sono rimasti intrappolati in una caverna sommersa che si era ricoperta con della sabbia caduta da uno scavo superiore. La seconda colonia, invece, è scomparsa dopo ben 35 cicli, poiché non avevamo calcolato bene la differenza tra l'ossigeno prodotto e la quantità di CO2 prodotta dai generatori elettrici e immessa nel sistema di ventilazione, cosa che ha portato al terribile soffocamento di tutta la popolazione.

Già dalla terza partita le cose sono andate molto, molto meglio, sebbene ci fosse un duplicante che teneva tutti svegli di notte con il suo ronfo apocalittico (c'è un tratto negativo dedicato!), che ha ridotto progressivamente la produttività di tutti i suoi simili. Per ovviare al problema è bastato distruggere il letto del "russatore" incallito e costruirgliene un altro in un'apposita stanza lontana dagli altri.
Ultimo, ma non per questo meno importante, è il comparto grafico del gioco.
I Klei non sono famosi solo per il loro lampante eclettismo di gameplay, ma anche per quel sublime tocco artistico che contraddistingue ogni loro opera, tanto nel colpo d'occhio generale quanto nelle splendide animazioni.
Pur trattandosi di un titolo tra il simulativo e il survival, dove certi aspetti sono decisamente collaterali, in Oxygen Not Included questi pregi sono presenti in quantità industriali: sia su ogni duplicante, ognuno dei quali si distingue dagli altri anche in aspetti secondari, come la camminata, sia su ogni oggetto, tanto essenziale nello stile quanto riconoscibile. Certo, le prestazioni sono ancora da rivedere, come capita comunemente nella maggior parte dei titoli in Early Access, con cali di framerate talvolta ingiustificabili.

Articolo di Alberto

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