Pensioni: i 40enni di oggi ci andranno dopo i 73 anni

(Trento)ore 22:48:00 del 22/07/2019 - Tipologia: , Economia, Lavoro

Pensioni: i 40enni di oggi ci andranno dopo i 73 anni

QUANDO ANDRANNO IN PENSIONE I 40ENNI DI OGGI - I quarantenni di oggi, coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996 e ricadono nel contributivo puro, rischiano di non andare in pensione prima dei 73 anni..

QUANDO ANDRANNO IN PENSIONE I 40ENNI DI OGGI - I quarantenni di oggi, coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996 e ricadono nel contributivo puro, rischiano di non andare in pensione prima dei 73 anni. È questa la sorte secondo la Cgil che spetta a chi ha avuto un lavoro saltuario e scarsamente remunerato, specie se part time.

Nel 2035, spiega il sindacato, per andare prima dei 70 anni, precisamente a 69, saranno necessari almeno 20 anni di contributi e una pensione di importo sopra gli attuali 687 euro.

QUANDO ANDRANNO IN PENSIONE I 40ENNI DI OGGI - Per andare a 66 anni, sempre nel 2035 e sempre parlando dei ‘contributivi’ puri, serviranno 20 anni di anzianità e una pensione non inferire ai 1.282 euro di oggi. Per la pensione anticipata invece occorreranno 44 o 45 anni di contribuzione (rispettivamente se donna o uomo). Questo il quadro “stando ai vincoli introdotti dalla Legge Fornero”, spiega l’esperto di welfare della Cgil, Ezio Cigna.

QUANDO ANDRANNO IN PENSIONE I 40ENNI DI OGGI - Lo studio analizza quando e con quanto i giovani di oggi potranno andare in pensione. In passato nel sistema previdenziale si applicava il sistema retributivo per cui la prestazione, ricorda il sindacato, veniva calcolata sulla base del numero di anni di contribuzione versata, pari al 2% per ogni anno, che dopo 40 anni di contribuzione ad esempio, garantiva una prestazione pari all’80% della media degli ultimi 10 anni della propria retribuzione.

Quindi, il pensionamento era indipendente dall’età e molto vicino al reddito dell’ultimo periodo, spingendo quindi verso pensionamenti “precoci”. Il metodo contributivo invece, si basa su criteri di rigida “neutralità attuariale” fra i contributi pagati durante l’intera carriera e le prestazioni che si riceveranno da anziani, garantendo uniformità dei rendimenti sui contributi versati, indipendentemente dalla storia lavorativa. L’equità e la neutralità da molti confusa nel sistema contributivo, non tiene assolutamente conto di qualsiasi forma di solidarietà o redistribuzione, in quanto risulta, dice la Cgil, è semplicemente lo specchio della propria vita lavorativa. Il sistema contributivo attuale, per come risulta oggi strutturato, non ha solo un problema di misura, ma avrà un problema molto serio di diritto, cioè del momento in cui si può raggiungere il traguardo pensionistico.

Quando andranno in pensione i 40enni di oggi

Detto ciò il sindacato stima i requisiti di accesso al pensionamento dal 2035 in poi, per le prime corti del sistema contributivo, coloro che oggi hanno quarant’anni e hanno iniziato a lavorare dopo il 1996, ricadenti nel contributivo puro.

Requisiti pensionistici per le prime corti contributive dal 2035

  • A 69 anni, con almeno 20 anni di anzianità e una pensione di importo non inferiore a 1,5 volte l’assegno sociale (circa 687 euro valori 2019)

  • A 66 anni, con almeno 20 anni di anzianità e una pensione di importo non inferiore a 2,8 volte l’assegno sociale (circa 1282 euro valori 2019)

  • A 73 anni, con anzianità non inferiore a 5 anni con qualsiasi importo di pensione maturata.

  • indipendentemente da età e importo si potrà ottenere la “pensione anticipata” in presenza di 44 o 45 anni di contribuzione (rispettivamente se donna o uomo).

Dalle simulazioni della Cgil emerge in realtà un  problema più grave nell’attuale sistema previdenziale italiano che riguarda ci ha una carriera svantaggiata, cioè caratterizzata da buchi contributivi, bassi salari o attività lavorative che hanno aliquote contributive basse o inferiori al Fondo lavoratori dipendenti. In tali casi, dice il sindacato,  vi è il rischio di ritrovarsi con un montante molto basso e quindi con un assegno di pensione che non raggiunge i limiti soglia posti in particolare dalla Riforma Fornero del 2011 (2,8volte o 1,5volte l’assegno sociale) e quindi costretti ad accedere al pensionamento di vecchiaia oltre i 70 anni (requisito incrementato dell’incremento dell’attesa di vita). Da qui l’allarme che lancia il  segretario confederale della Cgil, Roberto Ghiselli, intervenendo all’incontro “Giovani e pensioni, rivolti al futuro”. “E’ urgente oggi parlare della pensione dei giovani perché o si interviene subito o domani sarà troppo tardi” sottolinea Ghiselli. “La combinazione tra la diffusa precarietà del mercato del lavoro e una normativa previdenziale rigida e penalizzante per le generazioni più giovani, è infatti “allarmante”,  con una prospettiva che si consegna ai ragazzi di un accesso alla pensione ben oltre i 70 anni di età o 45 anni di contributi, e un rendimento pensionistico basso perché calcolato con un sistema penalizzante”. Per il sindacato, quindi, “il sistema contributivo come attualmente normato va rivisitato per superare i suoi squilibri” perché “se non corretto socialmente”, è “iniquo”, e risponde a “logiche essenzialmente assicurative”, è quindi privo di “elementi solidaristici che sono essenziali per la tenuta dell’equilibrio sociale di un Paese”.

Articolo di Gregorio

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