Pensate di essere LIBERI?

(Perugia)ore 08:47:00 del 07/08/2018 - Tipologia: , Lavoro, Sociale

Pensate di essere LIBERI?

Quello che ruba la nostra libertà è il fatto di essere prigionieri dei nostri stessi meccanismi automatici.

Quello che ruba la nostra libertà è il fatto di essere prigionieri dei nostri stessi meccanismi automatici. La libertà vera, piena e totale non esiste ed è ragionevole che sia così, ma di certo cercare di ingabbiarsi in una serie di meccanismi che nel tempo diventano automatismi che inconsciamente assorbono il nostro spazio vitale e la nostra sete di libertà, è da sciocchi.

Inconsapevolmente sin da bambini ci mettono un cerchio alla testa che ci farà vivere per il resto della nostra vita come se viaggiassimo in una macchina che ha il freno a mano tirato. L’uomo forgia con le sue mani le catene che lo stringono e che gli rubano il tempo della propria vita.

Quando assorbiamo mentalmente un'ideologia religiosa e/o politica e ne facciamo un punto di riferimento della nostra vita, stiamo creando dei meccanismi che nel tempo diventeranno automatici e, senza rendercene conto, boicotteranno la nostra libertà. Molti hanno letto o conoscono la storiella di A. De Mello circa quell'aquila che si credeva un pollo, perchè quando pulcino appena sgusciato dall'uovo si trovò in un pollaio. E' quello che capita anche a molti di noi quando ci vengono imposte dei precetti di tipo religioso o di una pseudo morale. In quel momento è come se ci tagliassero le ali. La nostra mente viene assoggettata a dei meccanismi che nel tempo ci faranno vivere in una gabbia di limiti, credenze, proibizioni e castrazioni mentali che ci faranno credere d'essere liberi e di avere la verità in tasca, quando in effetti, benché aquile, viviamo come polli. Queste catene che ci impongono o che noi stessi ricerchiamo, ci sottraggono tempo e limitano la libertà della nostra vera essenza, obbligandoci a fare cose che altrimenti non faremmo; come un aquila che non starebbe mai in un pollaio. Ci dedicheremo a qualcosa, impiegando tempo, risorse ed energia che altrimenti non faremmo. Molti, per esempio, vivono la loro vita come se fossero prigionieri di un fantomatico domani, un futuro dove verranno premiati. Questo li tiene prigionieri in un meccanismo mentale che impedirà loro di vivere l'oggi, di essere aquile ora. Resteranno sempre polli sebbene abbiano ali di aquila.

L’uomo che potrebbe dipendere solo dagli elementi naturali, incomincia ad occupare la sua esistenza ad ingabbiarsi in un meccanismo sociale dalla quale non può uscire perchè ha un morboso timore di infrangere certe convenzioni giudicate indispensabili alla reputazione della casta cui sceglie di appartenere.

Poi si fa schiavo di una carriera che lo sballotta qua e là, alla mercè del capriccio altrui. Dovrà sottostare ai mestrui di un capo ufficio, perchè solo così potrà fare carriera.

Poi, non contento ancora, si dà un partito politico o si impegna in una ideologia che farà sua e che gli sottrarrà altro tempo alla possibilità che invece avrebbe di librarsi nell'aria e godere di rinvigorente libertà. L’uomo moderno, da qualunque parte si volti, è circondato da una rete di ferro spinato che non si può varcare senza pericolo di morte. Non ha libertà né di disdirsi né di contraddirsi, ma deve sempre portare una maschera che lo obbligherà a sottomettersi all'autorità che avrà riconosciuto.

L’uomo sociale è ipnotizzato e schiavo delle convenzioni: ogni individuo è succube delle abitudini. L’abitudine impaccia la libertà e la felicità non solo perchè è disarmonica, ma perchè ci vieta di sviluppare tutta la nostra potenza e inghiotte letteralmente la nostra realtà.

Rompere l’abitudine è il primo passo per conquistare la libertà di noi stessi, per veder chiaro e lontano nella vita. Vi sono degli uomini i quali non vivono che di abitudini: esaminateli un momento e vedrete che si tratta di esseri inferiori, di gente il cui mondo si riduce a un angolo di un angolo minuscolo, fiori di serra che appena messo il capo fuori della vetrata cadrebbero uccisi dalla forte ventata della libertà.

Da: QUI

Articolo di Carmine

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