PD: chi sostituira' le sciagure di Renzi? (Piu' MIGRANTI per piu' FLESSIBILITA')

(Genova)ore 09:34:00 del 28/11/2018 - Tipologia: , Politica

PD: chi sostituira' le sciagure di Renzi? (Piu' MIGRANTI per piu' FLESSIBILITA')

I democratici preparano il Congresso che porterà il partito, attraverso le primarie, alle elezioni del prossimo leader.

 Alla corsa per prendersi la poltrona che fu di Matteo Renzi, ereditando le ceneri di un Pd affondato nelle urne il 4 marzo, si presentano in otto. Qualcuno li aveva malignamente ribattezzati i 7 nani, quasi a sottolinearne il deficit di leadership anche all’interno dello stesso partito, salvo poi la candidatura delle ultime ore di Maria Saladino, giusto per rompere lo schema tutto al maschile che sembrava essersi delineato. Nani perché i dem arrivano in piccole pattuglie: c’è chi cerca spazio, altri rivendicano una rottura definitiva con il passato, qualcuno difende posizioni consolidate nel tempo. C’è chi nega legami con l’era del renzismo come Marco Minniti, anche se proprio i più vicini all’ex premier bussano alla sua porta in maniera più o meno vistosa, e chi quel passato vicino al segretario che ha isolato il partito nel post elezioni lo rivendica (vedi Matteo Richetti).

 Tra il più giovane (Dario Corallo) e il più anziano (Cesare Damiano), qualcuno vicino a Renzi non ci è mai stato – leggasi Francesco Boccia, che lo piccona da anni – e chi si presenta da totale outsidercon l’intento di rovesciare il tavolo accusando i big di aver fallito. Tanti si rivolgono ai fuoriusciti verso sinistra e vorrebbero riabbracciarli, altri strizzano l’occhio al Movimento Cinque Stelle. Tutti, a giudicare dai sondaggi, dovranno fare i conti con un popolo che naviga senza vento e andrà a votare alle primarie alla rinfusa, sparpagliando i voti. Così chi vince rischia di ritrovarsi i nemici alle porte.

 

Il favorito – in attesa che la commissione Congresso risolva le questioni regolamentari – resta Nicola Zingaretti, che si è mosso in anticipo e trova un consenso trasversale tra la base dei circoli e big come Franceschini e Gentiloni. Nelle prossime settimane – i termini per la presentazione delle candidature sono aperti fino a metà dicembre – il panorama potrebbe addirittura cambiare, assottigliando il numero dei candidati o allargandolo

Immigrazione in cambio di flessibilità. Il governo Renzi trattò con l'Unione europea una sorta di baratto: Bruxelles avrebbe chiuso un occhio sui nostri conti pubblici, ma Roma avrebbe ricambiato con l'accoglienza selvaggia e indiscriminata dei migranti. Ormai questo non è più soltanto un'indiscrezione maligna, un atroce sospetto, ma un'inconfessabile verità ammessa, a denti stretti, perfino dai diretti interessati, ovvero da coloro che in quegli esecutivi di centrosinistra sedevano effettivamente.

Solo Renzi smentisce
La prima a rompere il silenzio su questo caso, già l'anno passato, fu l'ex ministro degli Esteri Emma Bonino: «Siamo stati noi a chiedere che gli sbarchi avvenissero tutti in Italia». Che poi quasi si sorprese per lo scalpore suscitato dalle sue parole, come se quella rivelazione fosse in effetti una verità nota a tutti, almeno nei palazzi della politica: «Non avevo rivelato proprio niente – confermò al Fatto Quotidiano a giugno – perché la discussione era stata in Parlamento al comitato Schengen. Mi ricordo benissimo che la presidente Laura Ravetto all'epoca, polemizzando con me, disse: 'Non ci voleva la Bonino per scoprirlo', visto che lo aveva denunciato lei in commissione». Ma se i deputati questo accordo sottobanco lo conoscevano benissimo, i cittadini italiani era meglio che non lo scoprissero. Infatti l'unico a smentire la versione della Bonino, e per giunta con toni piuttosto infuriati, fu lo stesso Matteo Renzi, con un post su Facebook: «La flessibilità era parte integrante dell'accordo per eleggere Jean Claude Juncker. Non c'entra nulla con le politiche migratorie. Nulla».

Emerge la verità
Peccato che, negli ultimi giorni, siano arrivate delle nuove dichiarazioni pubbliche, dall'interno del suo stesso partito, che hanno sbugiardato in diretta televisiva l'ex segretario del Pd ed ex premier. A pronunciarle è stata un'altra ex ministra, Valeria Fedeli, titolare dell'Istruzione sotto Paolo Gentiloni, ospite di Tagadà su La7. Che candidamente ha rivendicato: «Giustamente abbiamo negoziato la flessibilità, ma perché facevamo un'operazione sugli immigrati – sono le sue parole, poi riportate dal quotidiano La Verità – Giusto o sbagliato, noi abbiamo negoziato lì, con un elemento di negoziazione della flessibilità. Ed è una delle cose che diciamo attualmente al governo: negoziate alcuni elementi». Insomma, quello scellerato scambio concordato con l'Europa, che Renzi continua a negare, la Fedeli non solo lo ribadisce, ma addirittura lo rivendica con orgoglio, invitando i suoi successori a palazzo Chigi a fare altrettanto. Ovvero, in sostanza, ad accettare che il problema epocale dell'immigrazione dal Nord Africa ricadesse tutto sulle spalle del nostro Paese, in cambio di un piccolo tesoretto da poter tirare fuori dal bilancio dello Stato (magari per spenderlo con gli 80 euro o qualche altra mancetta del genere). Si è trattato davvero di un così buon affare? La loro sentenza, in tal senso, gli italiani l'hanno già espressa. Con le ultime elezioni.

Articolo di Gerardo

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