Mars or Die: provato

(Palermo)ore 18:29:00 del 19/07/2018 - Tipologia: , Videogames

Mars or Die: provato

Così tutte le “U” diventano “V”, abbondano richiami agli alieni pusillanimi e il cui destino è già scritto sulla sabbia rossa o le formule retoriche volte ad esaltare la conquista, ma che in realtà è più una missione in stile Armata Brancaleone.

“In primis l'ossigeno. Su Marte non c'è atmosfera ed anche il torace più maschio e impavido s'affoga nel vuoto e cerca ristoro. Fecchia e Pini annaspano, Freghieri, campione littorio di nuoto d'audace stirpe palombara, ha il solo fiato per dire: "Non c'è aria".

Ma un semplice “Me ne frego” sostituisce respiratori e vezzosi orpelli con cui le donnette arricchiscono il paese della sterlina e la marcia riprende. Ossigeno o no, Marte sarà conquistata.”. Arrivato nel 2006, Fascisti su Marte è un improbabile film che narra una altrettanto improbabile conquista del pianeta rosso da parte di un manipolo di camicie nere durante il 1938. La situazione si ripropone quasi identica in chiave videoludica grazie a Mars or Die!, titolo sviluppato dall’italiana 34BigThings, dove il giocatore si trova alle prese con una scalcinata spedizione indetta da un fantomatico ed illuminato duce, su un pianeta da conquistare e reclamare contro strampalati marziani, in un mix fra tower defense, action e strategia in tempo reale.

O Duce, Marte è tuo!

Mars or Die! racconta le vicende del Vascello Interplanetario FORTITVUDO VIII, ma di eroico in questo viaggio stellare c’è ben poco, perché gli esploratori sono stati spediti allo sbaraglio solo con mezzi di fortuna e tante belle parole retoriche.

Sin dalle prime battute delle nove missioni che compongono la campagna, è evidente l’intento parodistico, una riproposizione distorta e satirica delle pompose propagande del ventennio, con una rivisitazione in chiave comica dei celebri cinegiornali dell’Istituto Luce. Così tutte le “U” diventano “V”, abbondano richiami agli alieni pusillanimi e il cui destino è già scritto sulla sabbia rossa o le formule retoriche volte ad esaltare la conquista, ma che in realtà è più una missione in stile Armata Brancaleone. Anche i nomi dei due protagonisti, Berto e Lino, altro non sono che una evidente dissacrazione dell’etimologia fascista, due caricature lanciate allo sbaraglio e lasciate a sé stesse sul suolo alieno, un sinistro verso alle spedizioni in Grecia o Russia durante la Seconda Guerra Mondiale. Mars or Die! non propone nulla di realmente nuovo sotto questo punto di vista, la scrittura riesce a strappare qualche sorriso, ma si attiene a canovacci ripresi e riutilizzati numerose volte. Nonostante ciò, la chiave satirica è sicuramente uno degli aspetti meglio riusciti e i ritmi scanzonati sono sostenuti da una colonna sonora in levare e da una veste grafica che non si prende mai troppo sul serio, a partire dalle istruzioni delle missioni, con uno stile verboso molto vicino a quello del ventennio, e dall’art design degli strampalati personaggi e delle strutture.

Il gioco non si limita a far "seminare" torrette automatiche come se non ci fosse un domani. I nostri esploratori infatti non hanno risorse infinite di partenza, ed è per questo motivo che nel menù di costruzione è presente una struttura che prende il nome di "Estrattore". L'estrattore permette di poter guadagnare risorse direttamente sul campo, andando per l'appunto ad estrarre particolari cristalli che sorgono sulla mappa di gioco.

Perché un estrattore funzioni ha necessità di elettricità, quindi si dovrà costruire nelle immediate vicinanza non solo di un deposito di cristalli, ma anche di pannelli solari. La costruzione dell'avamposto si fa così davvero molto tattica, con la necessità di saper difendere strenuamente i punti più nevralgici per la raccolta delle risorse, consapevoli che permettere tali strutture potrebbe inevitabilmente impedirci di ottenere risorse e quindi difendere attivamente, e con successo, la nostra base.

A complicare la vita (credevate davvero fosse così facile?!) del giocatore sono alcuni aspetti inseriti all'interno del gioco, quali la carenza d'ossigeno ed il sistema di puntamento. L'esploratore, all'interno di una tuta provvista di bombola d'ossigeno, non ha una riserva infinita di O2, il che lo spinge a dover costruire alcuni serbatoi di ossigeno per la base. Per ricaricare la propria bombola e ripristinare così l'autonomia del personaggio, basta avvicinarsi a questi serbatoi ed attendere una manciata di secondi. Viene da sé pensare che la difesa di questi serbatoi, per quanto possano essere costruiti agilmente al netto di qualche risorsa, è di vitale importanza. Il problema maggiore proviene invece dal sistema di puntamento. Se il menù di costruzione è davvero molto semplice ed intuitivo, lo stesso non si può dire del sistema di puntamento e di direzione. Usare la pistola non è affatto complicato, questo perché a differenza del movimento (dove voltare la visuale dell'alieno non si traduce solo in un movimento del mouse, ma dal premere alcuni determinati pulsanti sulla tastiera) basterà muovere il mouse e cliccare il tasto sinistro. La difficoltà sorge quando si intuisce la velocità di movimento sul campo degli alieni e l'assenza di un puntamento automatico che ci possa aiutare a sparargli in tutta tranquillità. Centrare con i proiettili della pistola gli alieni è quindi davvero molto complesso, il che rende importante per l'ennesima volta la struttura della base. Fare affidamento solo alla pistola, provvista tra l'altro di un rateo di fuoco piuttosto lento ed un tempo di ricarica abbastanza lungo, significa consegnarsi al gameover.

DIETRO ALL'IRONIA UN GRAN LAVORO

Mars or Die! si mostra da subito particolarmente ironico, con uno stile di narrazione che prende evidentemente in giro il sistema gerarchico a cui sottostanno i nostri esploratori. Una narrazione che proprio per il suo tratto ironico risulta frizzante, interessante, sebbene chiaramente posta in secondo piano da un gameplay che non mira a raccontare una storia, ma a far divertire i giocatori con sessioni più o meno lunghe di costruzione/difesa degli avamposti. Il lavoro di 34BigThings si può soprattutto notare nella cura dei dettagli, con una grafica semplice ma ben curata. Certo, c'è da dire che gli scenari di gioco non sono poi così variegati al loro interno, ma forse da un pianeta come Marte questo ci si sarebbe potuto aspettare. Lo stesso comparto sonoro è molto rifinito, capace di stuzzicare l'attenzione e tratteggiare ancora una volta la nota scherzosa, ed ironica, che anima evidentemente il gioco. Tecnicamente parlando, il gioco gira molto bene su computer con sistemi anche più datati, mostrando una certa stabilità anche nei momenti più frenetici, quando gli alieni in contemporanea sono tantissimi ed il fuoco delle nostre torrette si incrocia a dismisura.

Articolo di Gerardo

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