Mario Monti alla Corte dei Conti: RESTITUIRE SUBITO I SOLDI REGALATI ALLE BANCHE!

(Torino)ore 11:14:00 del 20/03/2017 - Tipologia: , Denunce, Economia, Politica

Mario Monti alla Corte dei Conti: RESTITUIRE SUBITO I SOLDI REGALATI ALLE BANCHE!

MARIO MONTI SBAGLIÒ A PAGARE 2,567 MILIARDI DI EURO A MORGAN STANLEY CHE TRA LA FINE DEL 2011 E L'INIZIO DEL 2012, POCO DOPO IL DECLASSAMENTO DI STANDARD & POOR'S E LA DEFENESTRAZIONE DI SILVIO BERLUSCONI, CHIUSE I CONTRATTI DERIVATI CON LA REPUBBLICA ITA.

MARIO MONTI SBAGLIÒ A PAGARE 2,567 MILIARDI DI EURO A MORGAN STANLEY CHE TRA LA FINE DEL 2011 E L'INIZIO DEL 2012, POCO DOPO IL DECLASSAMENTO DI STANDARD & POOR'S E LA DEFENESTRAZIONE DI SILVIO BERLUSCONI, CHIUSE I CONTRATTI DERIVATI CON LA REPUBBLICA ITALIANA.

La Procura regionale per il Lazio della Corte dei Conti, infatti, lo scorso 11 luglio ha presentato richiesta di risarcimento per 2,879 miliardi alla banca americana. È quanto si legge nella relazione trimestrale dell'istituto Usa pubblicata dalla Sec, l'Authority che vigila su Wall Street.

Si tratta di un fatto di notevole importanza dal punto di vista finanziario, politico e giudiziario. Le contestazioni dei magistrati contabili si basano sul fatto che non solo le clausole contrattuali fossero «improprie», ma che fosse «impropria» anche l'azione di Morgan Stanley che aveva chiuso in anticipo quelle posizioni aperte tra il 1999 e il 2005.

Secondo il Tesoro, la posizione con Morgan Stanley era unica e non esistono altri accordi che contemplino simili clausole di estinzione complessiva.

Secondo i calcoli dell' Eurostat, tra 2012 e 2015 i derivati hanno avuto un impatto negativo sul bilancio pubblico per 21 miliardi.
Complessivamente il valore nominale dei contratti derivati stipulati dal Tesoro per coprirsi dagli sbalzi sui tassi del nostro debito pubblico, ammontano a 163 miliardi di euro.

Morgan Stanley respinge la ricostruzione della Corte dei Conti che giudica «improprie» alcune delle operazioni in derivati, così come la loro chiusura. «Riteniamo questa proposta di transazione priva di basi e ci difenderemo con vigore», fa sapere un portavoce della merchant newyorkese citato dalla Reuters che insiste sulla validità della clausola unilaterale definita tecnicamente Additional termination events: se il Tesoro fosse stato esposto oltre un certo livello al rischio determinato dal rating, la banca americana avrebbe potuto pretendere la chiusura anticipata del portafoglio. In realtà il contratto contestato prevedeva che l' Italia avrebbe potuto scongiurare il rimborso anticipato offrendo una garanzia collaterale sotto forma di titoli di Stato o contante. Una possibilità scartata dal Tesoro perché avrebbe fatto crescere il deficit.

Che al contrario si voleva schiacciare per farsi trovare pronti all' appuntamento con l' euro. Nel 1993, l' anno precedente all' apertura dei derivati, era entrato in vigore il trattato di Maastricht che imponeva ai Paesi contraenti vincoli di bilancio stringenti, a cominciare dal rapporto deficit-Pil non superiore al 3% e debito entro il 60%.

A parere della Corte dei Conti i derivati sarebbero stati «non idonei» a stabilizzare il debito e il Tesoro non avrebbe dovuto stipularli. Dunque sarebbe nulla anche la clausola capestro fatta valere dagli americani. Soprattutto se si considerano gli incroci societari che legano Morgan Stanley a Standard & Poor' s e che possono configurare, vista la successione di eventi che portarono alla restituzione anticipata dei 2,9 miliardi, un conflitto d' interessi.

La tranche di derivati al centro della disputa risale al periodo in cui ministro del Tesoro era dapprima Piero Barucci con Carlo Azelio Ciampi a Palazzo Chigi e poi Lamberto Dini, con Berlusconi premier. Alla direzione generale del ministero del Tesoro si trovava niente meno che Mario Draghi.

Da: QUI

Articolo di Carmine

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