La vera emergenza migranti? 70mila italiani SCAPPATI VIA solo nel 2018!

(Napoli)ore 13:03:00 del 08/07/2019 - Tipologia: , Denunce, Lavoro, Sociale

La vera emergenza migranti? 70mila italiani SCAPPATI VIA solo nel 2018!

CRISI, GLI ITALIANI SCELGONO DI PARTIRE - Mentre c’è chi continua a starnazzare di una crisi (inesistente) per i migranti in arrivo sulle coste italiane, il nuovo Bilancio demografico nazionale pubblicato oggi dall’Istat ha il merito di mettere in evidenz.

CRISI, GLI ITALIANI SCELGONO DI PARTIRE - Mentre c’è chi continua a starnazzare di una crisi (inesistente) per i migranti in arrivo sulle coste italiane, il nuovo Bilancio demografico nazionale pubblicato oggi dall’Istat ha il merito di mettere in evidenza la vera crisi demografica che l’Italia sta vivendo: un Paese sempre più vecchio, con meno giovani e con espatri in aumento. Anche nel primo anno di governo gialloverde, ovvero il 2018, «i saldi migratori per l’estero mostrano un bilancio negativo per gli italiani (-70 mila) e positivo per gli stranieri (+245 mila)». In altre parole è cresciuta l’emigrazione di cittadini italiani: +1,9%. Sono questi i migranti di cui dovremmo preoccuparci, quegli italiani che il Paese non riesce a valorizzare e che fuggono all’estero.

Non si tratta di un problema nuovo, ma che va acuendosi nell’ignavia dei governi che si sono finora succeduti, compreso quello in carica. Come testimonia l’Istat ormai dal 2015 la popolazione residente è in diminuzione, configurando per la prima volta negli ultimi 90 anni una fase di declino demografico; al 31 dicembre 2018 la popolazione ammonta a 60.359.546 i residenti, oltre 124 mila in meno rispetto all’anno precedente (-0,2%) e oltre 400 mila in meno rispetto a quattro anni prima.

CRISI, GLI ITALIANI SCELGONO DI PARTIRE - Nel 2018 si sono registrate più nascite che morti in tutto il territorio nazionale tranne che in Provincia di Bolzano – segno evidente che qualcosa si può fare contro questa tendenza, mettendo in campo le politiche giuste –, con un nuovo record negativo: sono stati iscritti in anagrafe per nascita solo 439.747 bambini, il minimo storico dall’Unità d’Italia. Non c’è da stupirsi, se i giovani che potrebbero (e vorrebbero) fare figli sono i meno valorizzati d’Europa: per Eurostat è infatti proprio in Italia la percentuale più alta di Neet – persone che non lavorano, non studiano, non sono inserite in un percorso formativo – tra i 20 e i 34 anni: 28,9%, davanti a Grecia, Bulgaria e Romania. Il risultato peggiore dell’Ue; difficile pensare di mettere su famiglia in queste condizioni.

CRISI, GLI ITALIANI SCELGONO DI PARTIRE - Parlano i numeri. Al di là della questione strutturale della presenza di immigrati in Italia, il fenomeno più contingente degli sbarchi da tempo è fuori emergenza. I numeri sono lì a dimostrarlo. Già nel 2018 l’Italia aveva perso il podio tra le destinazioni principali dei flussi migratori, sorpassata da Spagna e Grecia. Nel 2019 arretra ancor di più. Basta guardare gli ultimi dati targati Unhcr, aggiornati al primo luglio scorso. Ebbene quest’anno nel Sud Europa sono arrivati 35.413 migranti (un dato in calo), in gran parte via mare (27.301). Di questi, 18.294 sono entrati in Grecia, 12.522 in Spagna, 2.755 in Italia, 1.048 a Malta (ma va tenuto conto che l’isola ha solo 460mila abitanti) e 794 a Cipro. Insomma l’Italia con i suoi 2.755 arrivi nel 2019 (i dati del Viminale aggiornati al 2 luglio ne segnalano 2.784) è ben lontana da uno “stato di assedio”.
Arrivi azzerati”. «I numeri parlano chiaro: da esattamente 2 anni, Italia non è più un Paese d’immigrazione e di asilo. Non c’è alcuna crisi di rifugiati – sostiene Christopher Hein, docente di Diritto e politiche di immigrazione alla Luiss di Roma ed ex-direttore del Consiglio italiano per i rifugiati – nelle statistiche sull’arrivo di migranti e di richiedenti asilo nel primo semestre 2019 Italia si trova tra gli ultimi posti nella graduatoria europea. La cooperazione con la Guardia costiera libica, l’accettazione del fatto che in una zona di 100 miglia dalle coste nordafricane solo le navi libiche possono operare per il presunto e di fatto non esistente salvataggio di naufraghi, l’intercettazione di barconi  da parte delle forze libiche e il respingimento di rifugiati e migranti verso i disumani centri di detenzione, l’abolizione delle operazioni dell’Unione europea per il soccorso in mare, il rifiuto di fare arrivare navi di soccorso nei porti italiani, insomma l’insieme di queste politiche ha pressoché azzerato gli arrivi. Allo stesso tempo il numero dei morti nelle acque del Canale di Sicilia, in rapporto con il numero di partenze dalla Libia e dalla Tunisia, è arrivato a più del 10 per cento, 5 volte più rispetto al 2018».

Articolo di Gregorio

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