La prova di EA Sports UFC 3

(Roma)ore 13:22:00 del 06/01/2018 - Tipologia: , Videogames

La prova di EA Sports UFC 3

Senza considerare che il tutto gira a 60 FPS granitici e 1080p su PS4 Pro (ossia la versione da noi provata in occasione di questo primo test) e 30 fotogrammi al secondo sull'ammiraglia "liscia" di casa Sony o Microsoft..

La volontà è tutto
Se il primo capitolo della serie UFC era sicuramente un gioco con ampi margini di miglioramento, già con il seguito aveva corretto il tiro, che nonostante qualche problema legato al sistema di combattimento e una modalità Carriera piuttosto semplificata, riuscì comunque a saziare la fame di MMO grazie a un roster realmente sorprendente, oltre a un comparto grafico vicino al fotorealismo. Ora, EA Sports UFC 3cercherà di porre un ulteriore paletto, grazie anche al Real Player Motion Tech, la nuova tecnlogia che permetterà di implementare una rosa di animazioni e un realismo dell'azione mai visti prima, ben lontani dai risultati visti col tradizionale motion capture utilizzato dal team di sviluppo, circa due anni fa. Grazie alla beta abbiamo quindi potuto capire quanti e quali sono i passi in avanti messi in pratica da questa terza iterazione del titolo di lotta targato Electronic Arts. 
Un sistema di danni di altissimo livello mostrerà i segni dei nostri colpi (sia quelli dati, che quelli ricevuti),  i quali saranno solo la punta dell'iceberg di alcuni tra i modelli poligonali più fisici e "veri" mai visti prima in un titolo del genere. I combattenti, animati in maniera così fluida che basterebbe socchiudere gli occhi per immaginare di star vedendo un vero duello sul ring della MMO, si muovono senza scatti o incertezze di sorta: a ogni azione corrisponde una reazione e la magistrale messa in scena darà una soddisfazione pressoché unica, round dopo round, scontro dopo scontro. Dove UFC 2 scivolava purtroppo sui dettagli, EA Sports UFC 3 pare non avere di questi problemi, per nulla al mondo. Senza considerare che il tutto gira a 60 FPS granitici e 1080p su PS4 Pro (ossia la versione da noi provata in occasione di questo primo test) e 30 fotogrammi al secondo sull'ammiraglia "liscia" di casa Sony o Microsoft. In ogni caso, c'è davvero poco di cui lamentarsi.


UNA MODALITÀ CARRIERA CON TUTTI I CRISMI

In arrivo su PlayStation 4 e Xbox One il 2 febbraio 2018, EA Sports UFC 3 promette di rifinire ulteriormente gameplay e comparto tecnico rispetto al capitolo precedente sfruttando l'altisonante tecnologia Real Player Motion Tech. Il risultato, stando anche a quanto vediamo dal trailer, dovrebbe garantire, grazie a qualcosa come 5000 nuove animazioni, un realismo dell'azione eccezionale, sfruttando per la prima volta quella che è l'ennesima evoluzione della già celebre tecnologia motion capture utilizzata da Electronic Arts. La speranza, a dir poco ovvia, è che la nuova tecnologia si fonda al meglio con il gameplay e non finisca per creare problemi. Di questo, comunque, ci preoccuperemo con il pad in mano. Per ora è meglio parlare di funzionalità a partire dalle modalità multiplayer Stand & Bang e Submission Showdown che puntano sull'immediatezza e sul divertimento. Lo stesso obiettivo del Knockout Mode che torna dal capitolo precedente ed elimina le prese chiedendo ai giocatori di mettere a segno un certo numero di colpi diretti in funzione dell'unico esito possibile: il KO.

Giocabile anche contro la CPU, è una modalità che ha riscosso un discreto successo, così come l'ovvio torneo che include affaticamento e infortuni. Re del Single Player, invece, sarà la nuova modalità G.O.A.T. che come altre modalità carriera moderne è stata pensata per aumentare coinvolgimento, realismo e profondità dell'esperienza. L'obiettivo, manco a dirlo, è quello di conquistare la vetta dell'UFC partendo dal nulla e inseguendo contratti sempre più prestigiosi che ci vedranno partire dalla WFA e dagli eventi meno prestigiosi ma fondamentali per migliorare le nostre abilità. La crescita professionale, infatti, permetterà ai giocatori di accedere ad attrezzature migliori, affiliandosi a una delle dieci diverse palestre disponibili, ognuna caratterizzata da una specializzazione differente collegata a mosse specifiche. E non ci sembra per niente male come contestualizzazione della possibilità di personalizzare il nostro campione, anche se prima di lasciarsi andare all'entusiasmo è bene aspettare di poter provare il tutto concretamente. In tutto questo dovremo chiaramente decidere quanto tempo sottrarre alla promozione per dedicarlo all'allenamento, bilanciando le due componenti per massimizzare i risultati fuori e dentro all'ottagono. Ma non sarà necessario essere in vetta per avere dei pretendenti che si faranno sotto, integrandosi in un sistema sociale che tiene conto delle reazioni in funzione della popolarità e del clamore generato da un incontro.

Articolo di Luca

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