Joe Dever's Lone Wolf, recensione anteprima

(Roma)ore 10:19:00 del 21/02/2018 - Tipologia: , Videogames

Joe Dever's Lone Wolf, recensione anteprima

L'avventura recupera molti elementi dall'opera di riferimento, a partire dalla personalizzazione del proprio protagonista, il cui talenti Ramas andranno selezionati prima di gettarsi nella mischia.

Grandi librerie, negozietti di provincia, polverose edicole di più o meno note stazioni balneari: tra gli anni Ottanta e i Novanta i librogame erano davvero ovunque.

Una sorta di versione "in solitaria" dei tradizionali giochi di ruolo cartacei, che in Italia ha raggiunto la popolarità principalmente grazie alle avventure di Lupo Solitario, monaco dell'ordine dei Ramas nato dalla penna del talentuoso autore inglese Joe Dever. Inventato nel 1977 come ambientazione per una campagna di Dungeons and Dragons, il Magnamund è anche in questo caso lo sfondo delle avventure del solitario protagonista: trent'anni e ventinove libri dopo, questo universo Dark Fantasy giunge anche su Switch, grazie all'ennesima trasposizione di Joe Dever's Lone Wolf, titolo inizialmente sviluppato per piattaforme mobile e successivamente trascinato su PC e console.

Nostalgia canaglia

Chi ancora conserva in uno scatolone buona parte delle avventure cartacee pubblicate in Italia da EL (come chi vi scrive) accoglierà l'arrivo di Joe Dever's Lone Wolf su Switch con discreto entusiasmo. A maggior ragione se consideriamo che il gioco è sviluppato da una software house italiana (Forge Reply) e che la qualità della produzione è sicuramente solida. L'avventura recupera molti elementi dall'opera di riferimento, a partire dalla personalizzazione del proprio protagonista, il cui talenti Ramas andranno selezionati prima di gettarsi nella mischia. Le abilità che sceglieremo, proprio come succedeva sfogliando le pagine dei Librogame, saranno efficaci in diverse situazioni: alcune potranno essere attivate in combattimento, altre aumenteranno invece la possibilità di scelta durante le fasi squisitamente narrative, scritte nero su bianco proprio come succedeva nelle opere originali.

Dopo aver personalizzato abilità ed equipaggiamento del nostro personaggio verremo subito calati nel mezzo dell'azione Il racconto comincia con il nostro protagonista che si avvicina a Rockstarn: coprendo un buco narrativo che si colloca fra il terzo ed il quarto libro della saga, questo episodio digitale di Lone Wolf vuole raccontarci un'avventura ambientata nei freddi territori a nord del Magnamund. La traduzione italiana è curata, efficace, e i fan di lungo corso ci metteranno ben poco a lasciarsi conquistare dalla narrazione:. Nel corso dei quattro capitoli che compongono il gioco accompagneremo il nostro monaco guerriero tra feroci combattimenti e scelte che cambieranno il nostro destino, aumentando di gran lunga il fattore rigiocabilità. Certo, verificare cosa sarebbe successo se avessimo ad esempio scelto il sentiero attraverso il bosco invece che la strada principale non è semplice ed immediato come nella controparte cartacea, ma sicuramente invoglia a far ripartire l'avventura almeno una seconda volta dopo i titoli di coda. Comoda e ben pensata anche l'interfaccia: sul lato sinistro dello schermo avremo la pagina del libro, splendidamente riprodotta con tanto di illustrazioni, che sfoggia uno stile grafico che ricorda a tratti il mai troppo osannato Soul Sacrifice; a destra potremo invece scegliere, a seconda della necessità, se visualizzare informazioni utili come la mappa, l'inventario o lo status del nostro eroe.

Non saremo soli nel nostro viaggio: verso la fine del primo atto incontreremo una giovane parecchio ostinata e coraggiosa, Leandra, che ci accompagnerà nelle scelte successive che dovremo prendere per portare avanti la narrazione e cercare di liberare il villaggio dagli esseri mostruosi. I task che vengono proposti durante il percorso sono abbastanza ripetitive, poiché i pilastri portanti della storia sono proprio il tempo dedicato alla lettura e alla scelta di un’opzione ad esclusione di un’altra. Inoltre potremo scegliere fra tre livelli di difficoltà, oltre ad innumerevoli combinazioni tra Discipline Kai, statistiche ed equipaggiamento.

Le battaglie sono una parte abbastanza rilevante nella storia, essendo praticamente uno dei pochissimi momenti dedicati all’azione vera e propria, dove si sfruttano le capacità della console con vibrazioni ad ogni attacco, possibilità di combo e potenziamento dell’attacco durante la lotta, così come azioni speciali. Inoltre sono corredate da parecchie indicazioni su come sfruttare al meglio le potenzialità delle nostre armi e abilità.

Di fatto quindi questo gioco si configura come una sorta di ebook, dove per certi aspetti le parti narrative e scritte sono abbastanza lunghe, considerandone la natura primaria videoludica. Solo talvolta la narrazione viene interrotta dalla possibilità di compiere alcune scelte che andranno a modificare, più o meno parzialmente, il corso della storia. Se ovviamente da un lato la maggior parte degli eventi sono già stabiliti di base, dall’altro possiamo lievemente modificare la nostra risposta e il nostro comportamento di fronte ad essi soprattutto in base alle caratteristiche del personaggio che avremo stabilito all’inizio.

Non dobbiamo quindi pensare a una storia di formazione del personaggio come nella saga di The Walking Dead, ma proprio a partire da come avremo “forgiato” la sua identità andremo a delineare il resto degli eventi. Questo tratto è molto importante, poiché riesce a far superare la sensazione di noia e di scontatezza che saremmo indotti ad attribuire a questo titolo, avendo la sensazione così di essere davvero noi ad avere il controllo della storia.

Abbiamo inoltre notato un’unione di elementi tratti qua e là da successi del panorama attuale, come la possibilità di scassinare serrature come in Assassin’s Creed, un personaggio graficamente proposto come il protagonista di Thief e la modalità di battaglia a turni come in alcuni capitoli di Final Fantasy o Kingdom Hearts. Proprio queste ultime sono corredate da parecchie indicazioni su come sfruttare al meglio le potenzialità delle nostre armi e abilità.

A proposito della grafica, non avremo sotto i nostri occhi un’ampia gamma di colori e sfumature, poiché l’ambientazione farà spesso riferimento a poche varianti di tonalità. Inoltre domina il color pergamena delle pagine del libro che leggeremo, così come anche le icone e gli sfondi del menu di selezione di opzioni sono sempre tendenti a colori scuri. Il signore dei Kai inoltre viene sempre rappresentato in abiti scuri, ma abbiamo apprezzato molto la transizione grafica da visualizzazione classica a disegno su foglio, tratteggiato, che avvicina questo universo alla sensazione di star leggendo un libro, mantenendo l’attenzione su questa dimensione “cartacea” e unendo il mondo “reale” a quello “narrativo”.

Si tratta quindi di un titolo molto godibile e perfetto per chi ama i bookgame; inoltre la scelta di poter girare su una console portatile come Switch, ma dall’alto potenziale grafico e di sistema, permette di sfruttare ogni caratteristica di questa piattaforma. Infatti risulta molto agevole giocare a questo genere di titolo anche su piccolo schermo, senza togliere nulla all’esperienza di gioco su schermo tv, dove anzi è ancora più facile leggere le pagine del libro che dovremo sfogliare.

Di certo non siamo di fronte a un titolo dalla suspence elevata e dall’azione frenetica, ma è ottimale per chi cerca un momento di relax e di lettura, unendovi l’aspetto videoludico. La sensazione sarà quella di avere a che fare con un vero e proprio libro interattivo, un gioco di ruolo virtuale dove le varie dimensioni si mescolano fra loro, e amalgamando questi ingredienti la ricetta sarà davvero gustosa. Non resta che augurarvi… in bocca al lupo!

Articolo di Sasha

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