Italia a RISCHIO RECESSIONE, ma ai nostri parlamentari non interessa

(Treviso)ore 17:45:00 del 20/08/2019 - Tipologia: , Denunce, Economia, Politica

Italia a RISCHIO RECESSIONE, ma ai nostri parlamentari non interessa

ITALIA A RISCHIO RECESSIONE - Lo spettro della crisi economico-finanziaria torna a farsi vivo in Europa..

ITALIA A RISCHIO RECESSIONE - Lo spettro della crisi economico-finanziaria torna a farsi vivo in Europa. E lo fa in maniera preoccupante, coinvolgendo quelli che un tempo erano tre dei pilastri sui quali reggeva l’intera economia continentale.

Tra questi, com’è purtroppo facile immaginare, troviamo l’Italia. Che il nostro Paese non attraversasse il suo miglior momento di “forma economica” è un fatto risaputo, ma gli ultimi dati e gli ultimi indicatori fanno presagire che la situazione potrebbe addirittura peggiorare. Il Prodotto Interno Lordo, nonostante il programma di stimoli messo in piedi dal Governo, ristagna sia su base trimestrale sia su base annuale; il differenziale di rendimento con i titoli di stato tedeschi (lo spread, tanto per intendersi) cresce a giorni alterni e la produzione industriale risente della guerra commerciale in atto su più livelli (Cina, Russia, Iran).

ITALIA A RISCHIO RECESSIONE - In questo scenario, la crisi politica degli ultimi giorni e la possibilità che si torni ben presto a elezioni non fa che peggiorare la situazione. Il nostro Paese potrebbe trovarsi a ottobre o novembre in una situazione di estrema instabilità politica e senza un governo in carica che porti a termine l’iter legislativo della Legge di Bilancio 2020 (e con lo spauracchio degli oltre 20 miliardi di aumenti IVA in arrivo). Insomma, ci sono tutti gli elementi per una crisi economica che fa già suonare più di qualche campanello di allarme a Bruxelles.

Viviamo, insomma, tempi difficili, di grande instabilità economica. E ai cattivi segnali congiunturali (i dati sulla recessione, appunto) vanno aggiunti quelli di più lungo periodo, legati al permanere di gravi limiti strutturali per la crescita: le questioni ambientali, il permanere di squilibri e diseguaglianze economico-sociali che contrastano con l’esigenza crescente di una “economia giusta” e “civile”, lo scarto tra sviluppo delle tecnologie e permanere di un basso livello di produttività, le radicali modifiche del lavoro (con tutte le conseguenze sociali che ne derivano), le nuove questioni legate alla diffusione dell’economia della conoscenza e ai “divari digitali”. La recessione, insomma, si lega al mancato “cambio di paradigma” dell’economia. L’effetto sulla quantità e sulla qualità dello sviluppo è evidente.

Sono temi forti, con un rilevante bisogno di buona politica, di serie e lungimiranti iniziative di governo.

Sono temi del tutto assenti dalle attuali discussioni sulla crisi di Governo in Italia.

ITALIA A RISCHIO RECESSIONE - La politica economica del governo gialloverde, in un anno ricco di annunci ma povero di scelte strategiche, è stata fallimentare. Il “reddito di cittadinanza” che avrebbe dovuto “abolire la povertà” (come da annuncio 5 Stelle dal balcone di Palazzo Chigi) ha solo distribuito risorse assistenziali a una platea di meno di un milione di persone concentrate nelle regioni del Sud, già avvilite dal clientelismo (con parecchie ombre sulla legittimità delle assegnazioni). Il pensionamento di massa di “Quota 100”, caro alla Lega, è stato accolto con favore dai pubblici dipendenti, ma non da quelli dell’industria privata. Gli investimenti delle imprese sono stati frenati dall’incertezza e dalla caduta di fiducia, oltre che dalla fine irresponsabile dei sostegni fiscali per l’innovazione (poi mal ripristinati, in un clima comunque di precarietà). I posti di lavoro sono aumentati, sì, ma a basso contenuto di competenza, con bassi salari e scarsa incidenza sulla produttività. Le infrastrutture sono state sciaguratamente rallentate. Il protezionismo e le politiche anti-Europa legati alla retorica sovranista hanno messo in seria difficoltà le imprese. E le crisi aziendali cui il governo non ha saputo dare risposte sono aumentate e si sono aggravate: oltre 240mila operai rischiano il posto (da Ilva a Whirlpool a tanti altri casi ancora): il ministero dello Sviluppo Economico e quello del Lavoro (entrambi nelle mani del “grillino” Luigi Di Maio) non hanno saputo partorire una risposta degna d’interesse per i bisogni di centinaia di migliaia di persone.

Tanta propaganda, eccesso di retorica, trionfo di promesse. Non una sola scelta seria.

Adesso la crisi politica aggrava tutto.

Cosa dice il mondo delle imprese? “Una bussola europea per l’Italia”, chiede il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia: taglio del cuneo fiscale, investimenti, misure per innovazione e infrastrutture. E una scelta strategica per il rafforzamento e il rilancio della Ue, indispensabile proprio per fronteggiare con efficacia le tensioni commerciali e valutarie, l’irresponsabile “guerra dei dazi” scatenata dal presidente Trump. E’ un’indicazione che si ritrova anche nelle preoccupazioni e nelle indicazioni politiche dei principali rappresentanti di Assolombarda, degli imprenditori veneti, emiliani e piemontesi, delle principali federazioni delle categorie industriali.

Le imprese italiane migliori, infatti, sono ben integrate nelle grandi “catene del valore” europee, quelle tedesche e francesi soprattutto. E hanno ben chiaro il loro interesse a mercati aperti, competitivi, dinamici. Tutto il contrario della “retorica sovranista” esibita da una Lega che, peraltro, dovrebbe avere ben chiari i bisogni e i valori del mondo produttivo, sinora trascurati, se non al livello della rappresentanza locale e regionale (in Veneto, innanzitutto).

Ecco il punto. Al di là delle formule delle alleanze politiche, il dibattito sulla crisi dovrebbe concentrarsi proprio sulle questioni economiche e sociali: lavoro, competitività, ricerca, formazione, innovazione, mercati, sviluppo. L’Italia, paese intraprendente, inclusivo, capace di pensieri e iniziative di qualità, merita rispetto, attenzione, sguardo verso un migliore futuro. E una politica che ritrovi il gusto responsabile della difesa e del rilancio dei valori d’una grande democrazia, d’una dinamica economia. 

Articolo di Gregorio

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