Fiat venduta alla Francia, ma nessuno lo dice

(Milano)ore 11:23:00 del 07/11/2019 - Tipologia: , Cronaca, Denunce, Lavoro

Fiat venduta alla Francia, ma nessuno lo dice

FIAT VENDUTA ALLA FRANCIA, PERCHE' NESSUNO NE PARLA? - E’ stata annunciata come una fusione alla pari.

FIAT VENDUTA ALLA FRANCIA, PERCHE' NESSUNO NE PARLA? - E’ stata annunciata come una fusione alla pari. Ma nella realtà sono i francesi a fare la parte del leone nelle nozze fra Fca e Psa. Sventato il tentato blitz del Lingotto su Renault, Parigi ha pensato bene di trasformarsi da preda in predatore con l’obiettivo di “mettere in sicurezza” il futuro di Peugeot di cui lo Stato è socio con quasi il 13 per cento. Non a caso, la struttura di comando della casa automobilistica che nascerà post-fusione pende a favore dei francesi: il consiglio di amministrazione di quello che diventerà il quarto produttore automobilistico al mondo sarà di undici componenti di cui cinque sono riservati agli azionisti del gruppo francesi e cinque ai soci Fca. Con un l’amministratore delegato “indipendente” che farà da ago della bilancia. Ma i francesi si sono sin da subito “riservati” l’incarico operativo per il numero uno di Peugeot, Carlos Tavares, lasciando a John Elkann la presidenza della nuova azienda da 50 miliardi di dollari di fatturato.

FIAT VENDUTA ALLA FRANCIA, PERCHE' NESSUNO NE PARLA? - Inoltre, secondo gli analisti, la volontà francese di restare alla guida del nuovo gruppo sarebbe anche evidente dai numeri dell’operazione. Secondo i calcoli di Kepler Cheuvreux, Psa riconosce ai soci Fca un premio da 6,7 miliardi rispetto alle quotazioni di Borsa antecedenti l’inizio delle indiscrezioni sulle nozze. Senza contare che la cifra in questione sarebbe anche al netto del dividendo straordinario di Fca – 5,5 miliardi di cui di cui 1,6 miliardi destinati ad Exor, la cassaforte degli Agnelli – e delle quote di Faurecia e Comau che verranno distribuite ai soci. “Psa sta sostanzialmente comprando Fca”, ha spiegato senza mezzi termini la società di consulenza Equita in una nota ai suoi clienti in cui ha poi puntualizzato che i francesi hanno pagato “un buon premio” e si sono assicurati la “maggioranza” per il controllo del nuovo gruppo.

Scomparso Gianni Agnelli, i suoi storici collaboratori – Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens – hanno fatto in modo, d’intesa con la vedova dell’Avvocato, che tutto il potere finisse nelle mani dell’allora giovanissimo John Elkann.

FIAT VENDUTA ALLA FRANCIA, PERCHE' NESSUNO NE PARLA? - Due anni dopo, la finanza Usa ha “spedito” a Torino il super-manager bancario Sergio Marchionne, che ha finto di rilanciare gli stabilimenti italiani per poi invece siglare l’accordo con Chrysler e trasferire il cuore del gruppo a Detroit, con il varo del marchio Fca. E oggi, appena un anno dopo la prematura morte di Marchionne, il gruppo formalmente rappresentato da John Elkann sembra voler “sbaraccare” quel che resta della Fiat in Italia, cedendo il controllo dell’ex impero al paese che più sta danneggiando l’Italia, sul piano industriale: la Francia. Secondo gli analisti, segnala il “Fatto Quotidiano”, la volontà francese di restare alla guida del nuovo gruppo sarebbe evidente anche dai numeri dell’operazione. Il gruppo Psa riconosce ai soci Fca un premio da 6,7 Marchionnemiliardi rispetto alle quotazioni di Borsa antecedenti l’inizio delle indiscrezioni sulle nozze. Senza contare che la cifra in questione sarebbe anche al netto del dividendo straordinario di Fca – 5,5 miliardi, di cui di cui 1,6 destinati ad Exor, la cassaforte degli Agnelli – e delle quote di Faurecia e Comau che verranno distribuite ai soci.

«Psa sta sostanzialmente comprando Fca», ha spiegato senza mezzi termini la società di consulenza Equita, secondo cui i francesi hanno pagato «un buon premio» agli Elkann e si sono assicurati la “maggioranza” per il controllo del nuovo gruppo. Come ha spiegato a “Bloomberg” Philippe Houchois, analista di “Jefferies”, «Psa sta pagando un premio del 32% per assumere il controllo di Fca». Sottraendo dal gruppo italo-americano i 5,5 miliardi del dividendo straordinario e il valore della quota di Comau (circa 250 milioni di euro), e da quello francese il valore della quota in Faurecia (2,7 miliardi), si arriva a una “capitalizzazione di mercato teorica” di “20 miliardi” per Peugeot e di “13,25 miliardi” per Fca. Sulla base di questi valori e “senza un premio”, agli azionisti di Peugeot sarebbe spettato il 60,15% del nuovo gruppo e a quelli di Fca il 39,85%, anziché il 50% a testa John Elkannnegoziato. Insomma, i conti della “fusione alla pari” non tornano, scrive Fiorina Capozzi sul “Fatto”. Del resto, aggiunge, «a Torino era noto da tempo che gli Elkann avessero intenzione di ridimensionare il peso dell’auto nel patrimonio di famiglia».

Non è un mistero neppure che Fca fosse alla ricerca di un partner strategico, come testimonia il tentato “blitz” su Renault, sventato nei mesi scorsi dall’intervento di Macron. Lo Stato francese, socio di Renault, è anche azionista di Psa: segno che «in questo caso, ha fatto bene i suoi conti», chiosa Capozzi. Da parte sua, Moncalvo si domanda che fine faranno, ora, gli operai degli stabilimenti di Cassino, Melfi e Pomigliano d’Arco. Negli ultimi anni la Fiat ha chiuso Termini Imerese e Rivalta, senza contare l’Alfa Romeo di Arese. Nella storica fabbrica torinese di Mirafiori ormai si produce solo il Suv della Maserati, mentre a Cassino si assemblano le Alfa (Giulia, Giulietta e Stelvio), a Melfi la 500 X e la Jeep Renegade, a Pomigliano la Panda. La Cinquecento è prodotta in Polonia, le grandi Jeep in Brasile e in India, la Tipo in Turchia. Il gruppo oggi avrebbe 130.000 dipendenti, in 119 stabilimenti distribuiti nel mondo. Drammatico, negli ultimi anni, il crollo dei livelli occupazionali italiani. Negli anni Sessanta, Mirafiori dava lavoro a 65.000 operai. Oggi, le poche migliaia di addetti rimasti si limitano all’unica linea attiva, quella della Maserati Levante. Residuo futuro per l’ex Fiat? La famiglia Elkann sembra volersene lavare le mani. D’ora in poi a dettare legge saranno i francesi. E addio al made in Italy nel settore auto, simbolo per mezzo secolo della capacità industriale italiana in Europa.

Articolo di Gregorio

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