Fabio Luisi: direttore d'orchestra oltreoceano

NEW YORK (NEW YORK)ore 16:37:00 del 29/04/2013 - Categoria: Musica

Fabio Luisi: direttore d'orchestra oltreoceano

Fabio Luisi: direttore d'orchestra oltreoceano, i suoi meriti sono largamente riconosciuti anche dalla stampa newyorchese..

Secondo Luisi l'opera che cattura meglio lo spirito tedesco sono i Maestri cantori di Norimberga di Wagner perché condensano l'anima della Germania nella sua dimensione buona e meno buona. Heine e Heidegger. Nei Maestri cantori c'è la testardaggine di chi vuole basare la società su una virtù assoluta, inconfutabile.

Luisi è molto legato alle sue origini liguri anche se riconosce fortemente l'impegno storico della Germania nel ricostituirsi uno status di potenza europea. Ma sottolinea come la xenofobia sia ancora un problema piuttosto presente e ricorda un episodio che lo ferì profondamente qualche anno fa. A Dresda, era a spasso una domenica con sua moglie e il figlio piccolo, quando vide dei ragazzi che insultavano un mendicante. Intervenne in sua difesa, ma i ragazzi riconobbero un accento straniero, e poi l'intonazione da meridionale bavarese di sua moglie: gli insulti si moltiplicarono, stavolta contro di loro. «La xenofobia è una minaccia seria, forse più che in Italia o in Francia», dice.

Luisi prova ad essere una persona normale, e così facendo oscilla, in bilico tra una vita piccolo borghese e un'arte che è l'antitesi di questa normalità». La vita familiare non ha mai voluto sacrificarla, o confinarla su un binario parallelo ma non è stato certo facile.

Per gli americani Luisi è un fenomeno singolare anche sotto il profilo linguistico e musicale. Italiano, ma con un curriculum germanico-wagneriano di primissimo ordine. Conducendo le prove d'orchestra al Met esordì nel 2005 e fece subito scalpore per un inglese perfetto, accompagnato da una flebile cadenza tedesca. Eppure i suoi legami con l'Italia sono solidi. Alla Scala ha già diretto Manon e tornerà a dirigere il Don Carlo.

Luisi si è guadagnato il rispetto di Anthony Tommasini, il guru della critica musicale newyorchese, per l' impeccabile qualità del suo lavoro. Del maestro italiano viene apprezzata anche un'altra dote, poco comune nel mondo della lirica: la diplomazia. Luisi è stato chiamato a New York per una vera e propria mission impossible. La sua nomina nel 2011 come direttore principale doveva riempire un vuoto creato dalla malattia del settantenne James Levine, il venerato direttore d'orchestra americano la cui storia s'identifica con l' ascesa della fama mondiale del Met negli ultimi decenni.

Il compito assegnato a Luisi è quello di sostituire Levine senza eliminarlo, lasciandogli la possibilità di tornare a dirigere di tanto in tanto, se e quando la salute glielo consente. Non molto conosciuto fuori dagli Stati Uniti, Levine è un mostro sacro nella sua casa madre newyorchese. Luisi gliene dà atto con fair play: «Levine va ammirato - dice il maestro italiano - per la dedizione a questo teatro, a cui ha consacrato tutta la sua vita.

Per l'Italia, l'opera che meglio descrive decrive il nostro paese, secondo Luisi, è Simon Boccanegra di Verdi: ''fazioni, litigi, intrighi...''. E se dovesse provare a mettere d' accordo Germania e Italia lo farebbe con La Sinfonia fantastica di Berlioz, c'è dentro qualcosa del romanticismo tedesco, e un po' della gioia sfrenata di cui siamo capaci noi italiani.

Luisi è stato direttore principale dell'opera di Dresda e poi di Zurigo (lo è tuttora), nonché direttore dell'orchestra sinfonica a Vienna, contesto in cui è cresciuto musicalmente. Vanno aggiunti altri spostamenti a Ginevra, Lipsia, infine New York: in tutto ha cambiato dodici sedi di lavoro diverse in quindici anni «e sempre con la famiglia al seguito, mai da solo». La moglie, bavarese, è violinista e fotografa. Dei tre figli, uno è un fisico, uno frequenta la facoltà di medicina, solo il terzo (quindici anni) studia pianoforte.

Fabio Luisi, genovese di cinquantaquattro anni, occupa un posto di raro prestigio. Infatti è il direttore principale al Metropolitan Opera di New York. «Un teatro di leggenda» dice Luisi, e aggiunge di sentirsi «onorato di occupare un ruolo che fu di Arturo Toscanini un secolo fa». Ma lui non si è montato la testa e lo dimostrano gli apprezzamenti speciali che gli ha riservato il New York Times.

La musica sarà sempre la sua grande passione, è difficile per lui immaginare una vita senza. Però per sentirsi completo ha bisogno di altre cose di grande valore: sua moglie, l'educazione dei figli, l'interesse per la società che lo circonda.

Articolo di Francesca



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