Crisi di Governo: gli italiani promuovono Salvini (quasi al 40%)

(Milano)ore 14:16:00 del 16/08/2019 - Tipologia: , Politica

Crisi di Governo: gli italiani promuovono Salvini (quasi al 40%)

Senato, il voto in Aula per decidere le sorti di Conte. Pd e M5s (salvo sorprese) hanno i numeri per dettare l’agenda della crisi .

CRISI DI GOVERNO, SONDAGGI - Lega oltre il 38% e centrodestra con la maggioranza assoluta, sia dei voti che dei seggi alla Camera e al Senato. È questo il verdetto unanime dei sondaggi politici realizzati in piena crisi di governo, con l’imminente discussione della mozione di sfiducia nei confronti del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte presentata dalla Lega. Stando a una rilevazione effettuata dall’Istituto Noto per la trasmissione La Vita in Diretta, dunque, se si votasse ora la Lega di Matteo Salvini sarebbe nettamente il primo partito, con il 38% dei consensi. Buono anche il risultato di Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, accreditato di un lusinghiero 8%, mentre Forza Italia è stabile al 6,5%: la somma dei tre partiti di centrodestra consentirebbe alla coalizione di superare agevolmente il 50% e ottenere con ogni probabilità la maggioranza dei seggi tanto alla Camera quanto al Senato.

CRISI DI GOVERNO, SONDAGGI - Discreto il risultato del Partito Democratico di Nicola Zingaretti, cui viene attribuito il 23% dei consensi, in linea con le rilevazioni delle ultime settimane. Male ancora il Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio, che scende al 16,5%, un risultato di quasi 20 punti inferiore a quello raccolto solo un anno e mezzo fa alle politiche del 2018. Se tali dati dovessero essere confermati, la rappresentanza parlamentare grillina crollerebbe a circa un quarto di quella attuale.

CRISI DI GOVERNO, SONDAGGI -Poco spazio, infine, per gli altri partiti, che sarebbero tutti lontani dalla soglia di sbarramento per l’ingresso in Parlamento.

La presidente di Palazzo Madama, la forzista Elisabetta Casellati, ha cercato di accelerare i tempi portando il voto in Aula già oggi: un tentativo, hanno contestato le opposizioni, di favorire il Carroccio nella speranza che non tutti i senatori riescano a rientrare. In realtà i 5 stelle, se Pd e Leu li aiuteranno, hanno i numeri sufficienti per dettare l’agenda della crisi. Al di là che si vada o meno verso la nascita di una nuova alleanza tra grillini e democratici, il primo passo in Senato mostra che hanno abbastanza voti per opporsi alle richieste di Salvini. Del resto, di governo di legislatura o di scopo, è preventivo parlare. Anche perché l’altro ostacolo è il voto sul taglio dei parlamentari: alle 19, ci sarà la capigruppo della Camera, che deciderà la calendarizzazione della legge su cui i 5 stelle puntano tutto. Il Pd, che mai fino ad ora, ha votato in favore della riduzione delle poltrone, potrebbe però cambiare idea in vista di un nuovo progetto di esecutivo. Il regista, che continua a discutere con il segretario Nicola Zingaretti, è proprio Matteo Renzi che, sempre oggi alle 16.30, ha convocato la stampa. In giornata, è atteso anche il faccia-faccia tra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini: da quel vertice deve uscire un accordo o meno in vista dell’eventuale voto anticipato.

I numeri: 159 contro 136 (salvo assenze) – La giornata di oggi è decisiva al Senato. La Lega a Palazzo Madama può contare su 56 voti (Bossi non è presente per motivi di salute), 62 di Forza Italia e 18 di Fratelli d’Italia. In totale quindi, se tutti saranno presenti, il Carroccio raggiungerà quota 136 preferenze. Non basta per avere la meglio, almeno sulla carta e salvo sorprese, se le opposizioni votano con i 5 stelle e non decidono di uscire dall’Aula (come invece avevano ipotizzato in un primo momento). Oltre ai 107 senatori M5s, si contano 51 democratici, 8 delle Autonomie e almeno 8 del Misto. Ovvero quarantatré voti di scarto con il centrodestra. I democratici hanno già calcolato le assenze, stilando un quadro che rimane ipotetico: 102 grillini, 45 del Pd e 12 del Misto per un totale di 159 voti. Abbastanza per essere ancora ampiamente in maggioranza. Certo rimangono numerose incognite e finché non ci sarà il voto effettivo in Aula, tutti gli scenari restano aperti. Salvini continua a insistere sulla necessità di avere “una crisi lampo” e ieri in serata si è detto pronto a “ritirare i ministri”. Ma anche questo gesto non poterebbe a una rottura prima del 20 agosto, quando sono già fissate le comunicazioni di Conte al Parlamento: il premier vuole che la crisi si consumi in Parlamento e su questo non intende indietreggiare.

Articolo di Carmine

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