Crisi dei negozi infinita: 1 su 4 prevede chiusura entro fine anno

(Firenze)ore 11:15:00 del 24/08/2019 - Tipologia: , Denunce, Economia, Lavoro

Crisi dei negozi infinita: 1 su 4 prevede chiusura entro fine anno

CRISI NEGOZI ITALIANI SOTTO CASA - Secondo un recente sondaggio condotto da SWG per Confesercenti è emerso che un negozio di vicinato su quattro prevede la chiusura a fine anno con bilancio negativo e due su dieci prevedono la riduzione della forza lavoro.

CRISI NEGOZI ITALIANI SOTTO CASA - Secondo un recente sondaggio condotto da SWG per Confesercenti è emerso che un negozio di vicinato su quattro prevede la chiusura a fine anno con bilancio negativo e due su dieci prevedono la riduzione della forza lavoro.

Rispetto alle altre imprese, quindi, un numero inferiore pensa di chiudere con un bilancio positivo rispetto ad altre imprese (18% contro il 34%). I commercianti si sentono sfiduciati e percepiscono un rallentamento della domanda dei consumatori che, sempre secondo il sondaggio, spaventa più del fisco e dell’aumento dell’Iva. 

CRISI NEGOZI ITALIANI SOTTO CASA - Secondo la Presidente di Confesercenti, Patrizia De Luise, “Il commercio di vicinato è ancora in uno stato di difficoltà, e scongiurare l’IVA non basta. I negozi sono le luci delle nostre città: non possiamo lasciare che si spengano. Lo ribadiremo anche oggi nell’incontro con il Ministro Salvini: è necessaria un’azione organica, ad ampio spettro, per restituire capacità di spesa alle famiglie e per accompagnare la rete commerciale nella transizione al digitale, creando le condizioni per una leale competizione con il canale Web. Servono e formazione continua per gli imprenditori, sostegno agli investimenti innovativi ed un riequilibrio fiscale per una concorrenza alla pari tra offline e online”.

CRISI NEGOZI ITALIANI SOTTO CASA - “A pesare – spiega il presidente della Confesercenti Cesenate - una crescente sfiducia: un commerciante su due (48%) ritiene di avere, rispetto allo scorso anno, meno certezze. Solo il 10% dei negozianti si sente invece più tranquillo. A spaventare il commercio indipendente è in primo luogo il rallentamento percepito della domanda dei consumatori, segnalata da un’impresa su tre (32%) come principale fattore di preoccupazione: la frenata della spesa fa addirittura più paura del fisco, indicato ‘soltanto’ dal 28% delle imprese, accompagnata però da un 22% che teme l’arrivo degli aumenti IVA”.

“Lo stato di difficoltà delle imprese – avverte Soldati - potrebbe avere ripercussioni anche su lavoro e investimenti. Il 20% dei commercianti intervistati prevede di ridurre i dipendenti da qui alla fine del 2019, mentre solo il 5% prevede di assumerne di nuovi. Anche in questo caso l’indagine del cesenate ha prodotto risultati simili: il 26% prevede di diminuire l’organico ed il 10% di aumentarlo”.

 “Servono interventi strutturali – conclude il presidente della Confesercenti cesenate – in materia fiscale, sul costo del lavoro e di snellimento della burocrazia. Dobbiamo accompagnare la rete commerciale nella transizione al digitale, creando le condizioni per una leale competizione con il canale Web. Serve formazione continua per gli imprenditori. Anche a livello locale possiamo studiare incentivi che aiutino a riportare la voglia di intraprendere la strada dell’impresa nel settore del commercio alle giovani generazioni oltre ad interventi che siano in grado di consolidare le imprese esistenti e abbiano come soggetti privilegiati le piccole imprese che contribuiscono in modo determinante a rendere così attrattivo nel mondo il tessuto sociale e urbano delle nostre città e dei nostri borghi”.

Articolo di Luca

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