Come Monsanto FINANZIA senatori e fondazioni

(Trento)ore 23:44:00 del 01/11/2018 - Tipologia: , Denunce, Economia

Come Monsanto FINANZIA senatori e fondazioni

Il caso Monsanto-Bayer. Ecco come si condiziona la società civile .

Le recenti dimissioni nell’agosto del 2018 dell’ex ministro francese dell’Ecologia, Nicolas Hulot, hanno ancora una volta messo in luce  una forte collusione tra società private e potere politico a causa della potenza lobbistica delle multinazionali.

Questa collusione non risale certo a ieri: nel 1962 la scienziata Rachel Carson con la pubblicazione del saggio Primavera silenziosa denunciò i pericoli dei pesticidi (del ddt in particolare) divenendo oggetto di attacchi impietosi da parte della Monsanto, della Velsicol e dell’American Cyanamid  puntualmente supportate dal Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (la Carson sarà addirittura accusata di essere un agente del KGB dalle autorità americane).

Questa collusione sembra essere confermata dalla documentazione presente sul  sito opensecrets.org che mostra gli importi rilevanti spesi per attività di lobby negli Stati Uniti da parte di ciascuna impresa dai quali risulta che – per esempio – la  Monsanto ha finanziato in modo consistente sia i senatori statunitensi che la Fondazione Rockefeller. Non solo.

Tutti i legami della Monsanto

La documentazione evidenzia come la Monsanto finanzi le società di autorizzazione preposte all’immissione in commercio dei suoi prodotti e i laboratori di ricerca associati.

La Monsanto ha anche ricevuto autorizzazioni speciali per i suoi OGM dal governo federale attraverso la legge Monsanto per non parlare del Dark Act (relativo alle etichettature) che è stato appoggiato sia da Obama che da entrambi i rami del Congresso nonostante 250 mila petizioni contrarie.

Anche gli stretti legami – di natura lobbystica – tra il governo degli Stati Uniti e le ditte Dow e DuPont- divenuta adesso DowDuPont (DWDP)– sono poste in luce dal sito.

In effetti, la DWDP ha elargito notevoli somme sia per le commissioni senatoriali nel loro insieme sia per quei senatori che potevano personalmente influenzare l’esito delle approvazioni.

Non è certo un caso che nella primavera del 2018, la DWDP – ricorrendo alla pratica delle porte girevoli tipicamente americana – abbia  lanciato la sua divisione focalizzata sull’agricoltura con l’ex segretario all’agricoltura statunitense Michael O. Johanns (nominato da Bush nel 2004) divenuto membro del consiglio di amministrazione nel giugno del 2018.

Ebbene, nonostante  la Monsanto e il glifosato siano stati spesso minacciati di rappresaglie legali sia in Europa che negli Stati Uniti, il gruppo è sempre riuscito a passare attraverso le crepe e le ambiguità del diritto.

Per esempio negli Stati Uniti il ​​processo contro gli effetti dannosi del glifosato è stato bloccato da un giudice federale tra il febbraio e il luglio 2018 nonostante fosse nota  la nocività del prodotto fin dal 1999 come rivelato dai “Monsanto Papers “.

Class action contro Monsanto e Bayer e non solo

Ora al di là delle class action contro la Bayer (2016 per l’Elishean e nel 2018 per l’Essure ) e contro la Monsanto (il 16 agosto del 2018 per il diserbante Dicambia) – azioni queste che dimostrano ancora la vitalità della società civile – non possiamo fare a meno di notare come, mentre nel 2017 siano state organizzate delle marce di protesta contro l’acquisizione di Monsanto da parte di Bayer su iniziativa di Friends of the Earth (ONG statunitense,finanziata dalla Fondazione Rockefeller), in occasione della fusione tra DuPont e Dow nel 2017, poche voci si alzarono per denunciare i misfatti passati e presenti delle due società.

E ciò dimostra come sia facile, attraverso le Ong, influenzare o condizionare l’opinione pubblica.

Ebbene la Bayer ha reagito a queste proteste – certamente veicolate – non con azioni legali ma cercando di sviluppare una percezione positiva dell’azienda, giocando sulla nozione di trasparenza attraverso una campagna di marketing ben pianificata e che si costruisce sulla necessità di incoraggiare le ONG a porre  domande sulla fusione delle due società, a realizzare una piattaforma per pubblicare tutti gli studi sui prodotti commercializzati da Bayer e a finanziare progetti di aiuti alimentari in Africa, in particolare in Etiopia supportando l’Ong Fair Planet, creando però in questo modo una dipendenza e un mercato per i suoi prodotti.

Ebbene, questi episodi, mostrano chiaramente come la guerra economica fra multinazionali – analogamente a quella fra Stati – ricorra ad una vasta ed articolata gamma di strumenti di condizionamento sia nei confronti del potere politico (corruzione) sia nei confronti della ricerca scientifica (finanziamenti per riviste, convegni, università e attività di ricerca) sia nei confronti della società civile (manipolazione), players questi che vengono letti dalle multinazionali come strumenti per il loro consolidamento economico e per la loro espansione.

Da: QUI

Articolo di Samuele

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