Come l'ossessione di scattare foto sta cambiando il nostro modo di ricordare il passato

(Catanzaro)ore 16:25:00 del 09/02/2019 - Tipologia: , Curiosità, Sociale, Tecnologia

Come l'ossessione di scattare foto sta cambiando il nostro modo di ricordare il passato

Ai giorni nostri tendiamo a impegnare molto poco la memoria – ne affidiamo una gran quantità al cloud.

Gli effetti della memoria

Ai giorni nostri tendiamo a impegnare molto poco la memoria – ne affidiamo una gran quantità al cloud. Non solo non si recitano praticamente più poesie, ma anche gli avvenimenti più personali sono solitamente registratisui nostri cellulari. Invece di ricordare ciò che abbiamo mangiato al matrimonio di qualcuno, scorriamo in dietro per guardare le foto che abbiamo scattato al cibo.

Tutto ciò ha gravi conseguenze. È stato dimostrato che scattare foto di un evento invece di immergersi in esso provoca un ricordo più debole dell’evento reale in quanto siamo distratti dal fotografare.

Affidarsi alle foto per ricordare ha un effetto simile. Per funzionare bene, la memoria deve essere esercitata regolarmente. Sono molti gli studi che documentano l’importanza degli esercizi di richiamo della memoria – ad esempio negli studenti universitari. La memoria è, e resterà, essenziale per l’apprendimento. Esistono infatti alcune prove del fatto che affidare quasi tutta la conoscenza e le memorie al cloud possa intralciare la capacità di ricordare.

Tuttavia, esiste un lato positivo.

Anche se alcuni studi affermano che tutto ciò ci rende più stupidi, in realtà ciò che avviene è uno spostamento di competenze dall’essere capaci soltanto di ricordare all’essere capaci di gestire più efficacemente il modo in cui ricordiamo. Questo processo è definito metacognizione ed è una competenza onnicomprensiva anch’essa essenziale agli studenti – ad esempio quando pianificano cosa e come studiare. Esistono anche notevoli prove affidabili del fatto che le memorie esterne,selfie inclusi, possono aiutare le persone che soffrono di perdite della memoria.

Ma anche se in alcuni casi le foto possono aiutare le persone a ricordare, la qualità delle memorie potrebbe essere ridotta. Potremmo ricordare più chiaramente l’aspetto di qualcosa, ma a discapito di altri tipi di informazioni. Uno studio ha dimostrato che anche se le foto possono aiutare le persone a ricordare cosa hanno visto durante un avvenimento, hanno ridotto la memoria di quello che veniva detto.

Distorsioni di identità?

Esistono rischi piuttosto seri in termini di memoria personaleLa nostra identità è un prodotto delle nostre esperienze, alle quali possiamo accedere facilmente attraverso le nostre memorie del passato. La continua documentazione fotografica delle esperienze di vita altera quindi il modo in cui ci vediamo? Non esiste ancora alcuna prova empirica importante in proposito, ma io ipotizzerei di sì.

È probabile che troppe immagini ci facciano ricordare il passato in modo rigido – bloccando altre memorie. Anche se non è raro che le memorie della prima infanzia si basino su fotografie piuttosto che sugli avvenimenti reali, non si tratta sempre di ricordi veri.

Un altro problema è rappresentato dal fatto che la ricerca ha scoperto una mancanza di spontaneità nei selfie e in molte altre foto. Sono foto pensate, le pose non sono naturali e a volte l’immagine della persona è distorta. Inoltre riflettono una tendenza narcisistica che modella la faccia in imitazioni innaturali – grandi sorrisi artificiali, sguardi sensuali, facce buffe o gesti osceni.

Soprattutto i selfie e molte altre foto sono anche manifestazioni pubbliche di atteggiamenti, intenzioni e orientamenti specifici. In altre parole, non riflettono veramente ciò che siamo, ma ciò che vogliamo mostraredi noi stessi agli altri in un determinato momento. Se dipendiamo fortemente sulle foto per ricordare il nostro passato, potremmo creare una distorta identità di noi stessi basata sull’immagine che vogliamo promuovere negli altri.

Detto questo, in realtà la nostra memoria naturale non è precisa alla perfezione. Le ricerche dimostrano che spesso creiamo false memorie del passato allo scopo di mantenere l’identità che vogliamo avere nel tempo – ed evitare conflitti narrativi su chi siamo. Per cui, anche se siete sempre stati piuttosto tranquilli e gentili – ma da alcune esperienze di vita significativa decidete che siete dei duri – potreste riesumare memorie dal passato in cui siete stati aggressivi o addirittura inventarle del tutto.

Pertanto, possedere molteplici documentazioni quotidiane in fatto di memoria sul telefono su come eravamo nel passato potrebbe rendere la nostra memoria meno malleabile e meno adattabile ai cambiamenti provocati dalla vita rendendo più stabile e rigida la nostra identità.

Ma la cosa può creare problemi qualora la nostra identità presente diventi diversa rispetto a quella rigida e passata. Si tratta di un’esperienza spiacevole, esattamente ciò che il “normale” funzionamento della memoria dovrebbe evitare: è malleabile in modo da permetterci una narrativa non contraddittoria di noi stessi. Vogliamo pensare a noi stessi come detentori di un determinato “nucleo” immutabile. Se sentiamo che non riusciamo a cambiare il modo in cui ci vediamo nel corso del tempo, la cosa potrebbe influenzare gravemente il nostro senso di autoiniziativa e la nostra salute mentale.

Per cui la nostra ossessione nello scattare foto potrebbe causare sia perdita di memoria, sia sgradevoli discrepanze dell’identità.

È interessante riflettere sul modo in cui la tecnologia cambia il modo in cui ci comportiamo e funzioniamo. Fintanto che siamo consapevoli dei rischi, potremo probabilmente limitare gli effetti negativi. Ciò che mi mette davvero i brividi è la possibilità di perdere tutte queste preziose fotografie a causa di un guasto generalizzato ai nostri smartphone.

Per cui, la prossima volta che visitate un museo, prendetevi un momento per guardare e vivere tutto direttamente. In caso che le vostre foto vadano perse.

Da: QUI

Articolo di Gerardo

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