Come il Reddito di cittadinanza premiera' i FURBI

(Napoli)ore 15:24:00 del 26/01/2019 - Tipologia: , Denunce, Economia, Lavoro

Come il Reddito di cittadinanza premiera' i FURBI

Il reddito di cittadinanza entrerà in vigore dal marzo prossimo e sarà un suicidio per l'economia italiana, specie al sud. Ecco l'impatto. .

Il reddito di cittadinanza per il vice-premier Luigi Di Maio ci sarà dal marzo del 2019. E il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, conferma l’avvio della misura più popolare del Movimento 5 Stelle, che forse è stato l’ingrediente principale del suo successo nel Meridione alle elezioni politiche del 4 marzo scorso. Non si tratterebbe di un sussidio eterno, bensì di un’integrazione triennale fino ai 780 euro al mese per tutti gli italiani, sia che lavorino percependo meno di tale soglia, sia che si trovino disoccupati o già in pensione con entrate mensili inferiori.

In sostanza, aldilà dell’applicazione pratica di cui avremo i dettagli già nei prossimi giorni, passa il principio che ogni italiano dovrebbe percepire un reddito minimo mensile di 780 euro al mese, pari a 9.360 euro all’anno, circa un terzo del pil pro-capite italiano. La misura costerebbe svariati miliardi di euro; la cifra esatta dipenderà dai modi in cui verrà attuata. Sta di certo che da qui ai prossimi mesi l’Italia assisterà all’entrata in vigore dell’intervento assistenziale più imponente e psicologicamente dall’impatto maggiore degli ultimi decenni.

Da cosa nasce l’esigenza di avere un reddito di cittadinanza, anche se di fatto dovrebbe essere chiamato diversamente? L’Italia conterebbe 5 milioni di poveri, persone che vivrebbero in assoluta indigenza. Il problema riguarda particolarmente il sud, dove l’occupazione è tra le più basse in Europa, con una punta minima del 44% in Sicilia tra i 20 e i 64 anni. Se al nord lavorano 2 persone su 3 tra i 15 e i 64 anni, sotto Roma si scende intorno alla metà, trascinando il dato nazionale a un pessimo 58% contro una media UE del 68%, tra cui spicca il 75% della Germania. Dunque, povertà e carenza di lavoro vanno a braccetto nel nostro Paese. Sostenere economicamente chi non riesce a trovare un’occupazione non sembra irragionevole, purché le modalità non finiscano per creare una trappola assistenziale che s’inserirebbe in un tessuto socio-economico, che già al sud è impregnato di prebende pubbliche e lassismo.

Assicurare a tutti 780 euro al mese disincentiverà la ricerca di lavoro nelle aree d’Italia in cui è difficile trovarne uno e con salari congrui. Perché mai un ventenne dovrebbe fare esperienza in un’impresa a 6-700 euro al mese, se potrà starsene tutto il giorno a smanettare con lo smartphone sul divano di casa percependo di più? E c’è un altro rischio, ossia che il reddito di cittadinanza finisca per premiare i furbi e per spingere ulteriori cittadini ad esserlo. Il pericolo più grande si ha ancora una volta a sud di Roma, dove i tassi di evasione fiscale sono alti e il lavoro nero rappresenta una piaga diffusa e mai davvero vinta. Già oggi, questi fenomeni si traducono in un ammanco di entrate per le casse statali e in contributi previdenziali insufficienti per mantenere pensionati, che spesse volte necessitano di un’integrazione al minimo per sopravvivere, non già perché non abbiano realmente lavorato, quanto per averlo fatto in nero.

Un premio ai furbi

Il reddito di cittadinanza accentuerà la tendenza ad aggirare le leggi, generando anche nelle piccole imprese la convinzione che assumere in nero ed eventualmente sottopagare un dipendente sia sostenibile, in quanto a questi ci pensa lo stato. Nessun problema nemmeno per la vecchiaia, visto che i 780 euro garantiti sarebbero nei fatti una pensione minima di tutto rispetto. E allora, perché mai un lavoratore dipendente o una partita IVA dovrebbero lavorare in regola e pagare una montagna di contributi all’INPS, quando non ne avrebbero bisogno? E perché un contribuente onesto dovrebbe accettare di finanziare un simile sistema truffaldino, quando l’onestà, l’impegno e il sacrificio perdono di valore? Il nord, che vanta residui fiscali elevatissimi, ossia un extra-gettito con cui finanzia il resto della Nazione, non solo vedrà allontanarsi la prospettiva di una maggiore autonomia fiscale, ma dovrà accettare definitivamente che il Meridione resti una pura società di consumi e non di produzione della ricchezza. Nessuna speranza, ad esempio, per un cittadino lombardo di trattenere sul proprio territorio almeno parte dei circa 5.200 euro all’anno versati a Roma in più di tasse rispetto ai beni e servizi ottenuti. Si va verso una divisione dell’Italia tra chi produce e chi consuma, con il serio effetto indesiderato che a restringersi numericamente siano i primi e ci siano minori risorse per mantenere i secondi.

I rischi coinvolgono pure la sfera politica. Lanciare il reddito di cittadinanza, ammesso che i quattrini bastino negli anni per mantenere in vita un apparato assistenziale così imponente, finirà per generare la convinzione tra parlamentari e governi che il problema della povertà sia stato quanto meno affrontato di petto, che l’emergenza lavoro al sud sia minore per il semplice fatto che, comunque, a tutti verrà garantita un’assistenza minima, anche se inoccupato. Se finora la politica vi è sembrata distratta da problemi secondari e sfuggente alle istanze pressanti dei cittadini, il peggio verrebbe con l’autocompiacimento per una misura, che renderà meno impellente il bisogno delle istituzioni di fornire risposte alla immensa domanda di lavoro al sud, così come di tutela delle realtà produttive al nord. Lo stato si laverà la coscienza con il reddito di cittadinanza, fingendo di contrastare la povertà, ma limitandosi solo a tamponarne gli aspetti più severi, senza agire sulle cause. In fondo, sembra più facile distribuire le briciole a tanti, anziché fare in modo che venga meno lo stato di bisogno. Si rafforzerà la dipendenza di lavoratori, disoccupati e inoccupati dallo stato e si allenterà il rapporto con il mondo delle imprese. Il reddito di cittadinanza ammazzerà quella voglia di fare che pure in tanti hanno anche al sud.

Da: QUI

Articolo di Alberto

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