Codacons a rischio chiusura: PIGNORATI BENI PER 300MILA EURO

(Bologna)ore 15:42:00 del 16/08/2018 - Tipologia: , Cronaca, Denunce, Economia

Codacons a rischio chiusura: PIGNORATI BENI PER 300MILA EURO

Prima due pignoramenti da 235mila euro. Poi una serie infinita di cartelle esattoriali, che soltanto grazie agli sconti garantiti dall' ultima rottamazione hanno portato a un esborso all' Erario di 300 mila euro.

CONSUMATORI CONSUMATI DALLA GIUSTIZIA - IL CODACONS È A RISCHIO CHIUSURA: GLI HANNO PIGNORATO BENI PER 300MILA EURO E CARLO RIENZI HA CHIESTO UDIENZA A CONTE, DI MAIO E TRIA - ALLA BASE DELLA QUESTIONE, IL CONTRIBUTO UNIFICATO, LA SOMMA DA VERSARE AI TRIBUNALI PER ISCRIVERE UNA CAUSA. L'ASSOCIAZIONE È UNA ONLUS E RITIENE DI NON DOVERLO PAGARE. MA I TRIBUNALI SUL TEMA SONO DIVISI...

Prima due pignoramenti da 235mila euro. Poi una serie infinita di cartelle esattoriali, che soltanto grazie agli sconti garantiti dall' ultima rottamazione hanno portato a un esborso all' Erario di 300 mila euro. Il Codacons si appella al premier Giuseppe Conte e lamenta di essere tempestato dall' Agenzie dell' entrate con notifiche per il mancato pagamento del contributo unificato. Quello che è dovuto all' amministrazione giudiziaria per iscrivere a ruolo un ricorso nei procedimenti civili.

Una cifra che, in base all' importo della causa, oscilla tra 64,50 a 777 euro e che l' associazione dei consumatori reputa di non dover riconoscere in quanto Onlus. Di più, il presidente Carlo Rienzi fa ventilare una certa persecuzione: «Non si capisce perché ogni due tre e giorni ci arrivi una cartella da 232 euro o da 550 euro con la stessa richiesta. Abbiamo fatto anche istanza di accesso agli atti per vedere se anche le altre associazioni hanno ricevuto cartelle esattoriali simili e se sono in debito».

Dall' Agenzia delle entrate, anche se informalmente, fanno sapere che loro sono soltanto il mero ente riscossore dei Tribunali italiani, quindi si muovono su input dell' amministrazione giudiziaria, e che la cifra è tanto alta perché riguarda molte notifiche pregresse. Alla base della questione c' è l' obbligo del pagamento di contributo unificato per il deposito degli atti. A quanto pare, secondo i tribunali italiani, il Testo unico Spese di giustizia non prevede l' esenzione del pagamento per il «criterio di meritevolezza in funzione della solidarietà sociale», perché l' associazione, in giudizio, si fa portare di un interesse privato: i cittadini colpiti da multe ingiuste o i viaggiatori che sono rimasti a piedi per uno sciopero selvaggio.

Dal canto suo, Rienzi replica che «la legge sulle Onlus prevede che gli atti giuridici e amministrativi delle associazioni sono gratuiti: prima non pagavamo l' imposta di bollo, non si capisce perché ora dovremo riconoscere il contributo unificato. Anche perché è un costo insostenibile. Soltanto per la causa contro le buche - sì, li abbiamo pagato perché il procedimento era troppo importante - abbia speso 1.200 euro. Se si continua così, rischiamo di diventare un call center e di non fare più battaglie in tribunale».

Intanto Rienzi ha deciso di fare della cosa una questione politica. Ha chiesto un incontro al premier Conte e ai ministri Luigi Di Maio, Matteo Salvini e Giovanni Tria. Quindi ha lanciato un appello ai parlamentari perché presentino un emendamento in Finanziaria per cancellare il pagamento del contributo alle Onlus. «Ce l' ha consigliato tre settimane fa il capo del legislativo del ministro dell' Economia, Glauco Zaccardi. Che ci ha promesso di portate la questione davanti al suo ministro e di fare un' istruttoria rapida».

Dago

Articolo di Luca

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