City car, elettrica, italiana: perche' darla ai cinesi?

(Trento)ore 19:21:00 del 20/02/2019 - Tipologia: , Denunce, Motori, Tecnologia

City car, elettrica, italiana: perche' darla ai cinesi?

Ecco l’auto elettrica (90km/h – 200 km di autonomia – costo 10.000 € – consumi praticamente 0) che l’Italia non vuole e la Cina Si… Potenza delle lobby del petrolio!.

La Askoll di Vicenza da tre anni non trova sostegno e finanziamenti per un progetto innovativo di una city car elettrica che costa 10mila euro più Iva e ha consumi irrisori.

L’Italia è un bizzarro paese. Da noi le banche prestano soldi in quantità a soggetti che non li restituiranno mai, ma non a un’azienda che fattura 300 milioni. Da noi i governi esaltano l’imprenditorialità, ma il premier Matteo Renzi non ha trovato il tempo per parlare con Elio Marioni, il patron della Askoll – fondata nel 1978, base a Dueville di Vicenza ma con stabilimenti in 11 paesi e 2500 dipendenti – che gli aveva scritto due volte. E così, a meno di miracoli, dall’anno prossimo la Askoll la sua auto elettrica da città «Eva» – presentata proprio in questi giorni all’Eicma di Milano, con autonomia di 200 chilometri, 80 km/h di velocità massima, ricaricabile con la presa di casa e dal costo di diecimila euro più Iva – dovrà produrla in Cina 
Un vero peccato. Askoll nasce da una «piccola» invenzione di Marioni: un compatto motorino elettrico utilizzabile negli acquari. Un’invenzione di successo, e la premessa per il salto di qualità: oggi in quasi tutti gli elettrodomestici i motori elettrici – dalle ventole dei microonde e dei forni alle pompe, fino a quelli che fanno girare vorticosamente i cestelli delle lavatrici – sono marcati Askoll. E c’è un altro uso per i motori elettrici: la mobilità elettrica, cominciando dalle due ruote. Ecco dunque le biciclette a pedalata assistita eB
1
ed eB
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(1290 e 1490 euro), e poi gli scooter elettrici eS
ed eS
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(2290 e 2490 euro). Tutti prodotti al 100% in Italia. Il mercato dà buone risposte, anche se come spiega l’amministratore delegato Alessandro Beaupain, «per adesso il settore della mobilità elettrica è ancor asfittico, e i numeri sono piccoli». Intanto però l’azienda ormai ha imparato il «mestiere» della mobilità elettrica, che deve intrecciare prestazioni, efficienza energetica e gestione delle batterie, sicurezza del conducente e telaistica. 
Ma ci vuole di più: e così, tra gli oltre 800 brevetti registrati, eccone uno per costruire una vera automobile, ma elettrica. Che la city car elettrica sia il business del futuro, Beaupain ne è straconvinto: «per la mobilità urbana le prestazioni delle automobili convenzionali sono sovradimensionate. A che serve un SUV per cinque persone che va a 190, quando in città è difficile toccare una media di 30 all’ora, si viaggia da soli o in due, e non si trova parcheggio?». Vero, ma finora l’auto elettrica non è decollata perché troppo cara e difficile da ricaricare. «Eva», l’auto (e non un quadriciclo) progettata da Askoll, si ricarica in una notte da una normale presa di corrente elettrica ma tocca gli 80 all’ora. Con la sua carrozzeria gradevolmente tondeggiante porta comode due persone, e ha un vero portabagagli. Ha 200 chilometri di autonomia, ma anche i sedili riscaldati e raffrescati. E per percorrere in un anno 7mila chilometri consuma l’equivalente di 50 euro di energia elettrica, cioè niente. Il tutto a un prezzo di 10mila euro più Iva.
Sul progetto Askoll investe tre anni e 30 milioni, fino a realizzare un prototipo che può essere messo in produzione. L’intenzione del patron Marioni e dell’ad Beaupain sarebbe quella di fabbricarla in uno stabilimento a Rovigo, ma servono tra gli 80 e i 120 milioni. Soldi che però nessuna banca e nessun investitore italiano si dichiara interessato a prestare o ad investire. E che invece potrebbero arrivare dalla municipalità e da un’impresa di una città cinese a cento chilometri da Shanghai. «La Cina – spiega Beaupain – sta già investendo cifre enormi per lo sviluppo e la diffusione di una mobilità elettrica sostenibile. Se decidiamo di portare lì la produzione, e ovviamente la nostra tecnologia, non solo ci hanno offerto il denaro necessario a mettere in campo il progetto, ma anche una serie di facilitazioni oggi impensabili nel nostro paese».
La decisione finale non è stata ancora presa, e in Askoll si spera ancora di riuscire a far rimanere «Eva» un made in Italy. Per adesso però non c’è molta fiducia. «È innegabile che il mercato dell’elettrico sia quasi inesistente; mancano gli investimenti, l’interesse politico e la volontà di renderlo una scelta reale per i cittadini. Askoll ha lavorato questi ultimi 3 anni per progettare e realizzare una macchina bella e sicura, a prezzo ragionevole, in grado di spostarsi a costi irrisori e di non inquinare, totalmente italiana. E ora, purtroppo, ci troviamo nella condizione di doverla andare a produrre in Cina».

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Articolo di Gerardo

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