Chi sono gli IMPRENDITORI che PAGANO i POLITICI? Diffondi!

(Napoli)ore 09:17:00 del 11/12/2017 - Tipologia: , Denunce, Politica

Chi sono gli IMPRENDITORI che PAGANO i POLITICI? Diffondi!

Il più generoso è Berlusconi (con se stesso). Poi Moratti, Bonsignore, Caltagirone e anche il palazzinaro multipartisan che offre denaro e appartamenti a quasi tutti.

....è persino noioso, nella sua ovvietà, commentare in un qualche modo questa abitudine ormai consolidata anche a livello internazionale: politica ed affari sono sempre andati a braccetto in quanto l'una non può sopravvivere senza i fondi dell'altra e questa non può fare affari senza l'appoggio della prima... Per cui limitiamoci a farci due risate osservando le facce di questi munifici mecenati: I più vecchi, dimostrano il detto secondo il quale "non si devono mai perdere di vista le borse" per cui ne hanno un paio vistosissime sempre sotto gli occhi ... Il fu ex invece, ha dato mandato ai suoi chirurghi per provvedere ma in compenso ne ha ricavato un aspetto da MANICHINO DELLA STANDA... Per la legge del contrappasso di dantesca memoria, LUI (fra gli altri suoi "successi") ha AFFONDATO la Standa ed ora è condannato ad assomigliare a quei vecchi manichini

Fa notizia il pesce grosso, ma pure i piranha mordono e fanno male. Sono i poliziotti della Stradale che estorcono buoni benzina per cancellare le multe. Sono gli insegnanti di Nuoro che accumulano anche 90 ore di “pausa caffè”. Medici con lo studio abusivo, tutor che comprano centinaia di tablet coi fondi europei per sparire nel nulla. E’ il mondo dei piccoli furbi che svolgendo un qualche dovere d’ufficio lo infrangono per quattro soldi che, tutti messi tutti insieme, aumentano il livello generale della corruzione, l’inefficienza della macchina pubblica, i costi dello spreco. Con in più la beffa – come vedremo – di un conto non pagato che si scarica proprio sulla giustizia in modo circolare, perché lo Stato non rientra delle spese (cento milioni l’anno) che sostiene per perseguirli e neppure degli interessi sulle somme che dovrebbe incassare a seguito delle condanne che emette. È l’insostenibile peso dell’ordinaria illegalità.

 “Minuzzaglie”, le chiamava Giovanni Falcone, che però era Falcone. Più recentemente anche il Pm Nino Di Matteo, n.1 del processo sulla “trattativa”, ha motivato la sua richiesta di trasferimento da Palermo a Roma con l’esigenza di non essere sommerso da fascicoli di poco conto come “furti, rapine e truffe”. Indirettamente risponde il Procuratore capo Franco Lo Voiincoraggiando i suoi 70 pm a perseguire anche “reati apparentemente minori”. Lo scontro riporta a galla un’antica dicotomia tra protagonismo e abnegazione dei magistrati che serpeggia da sempre nel dibattito sul sistema della giustizia e aumenta il generale senso d’impunità che affligge il cittadino perbene, la crescente sfiducia nella giustizia e il dilagare dell’illegalità nei pubblici uffici.
Una legislatura può costare cara. Specie se ti chiami Silvio Berlusconi e gestisci il partito come un’azienda. Coadiuvato dai suoi figli, negli ultimi dieci anni il Cavaliere è stato il principale finanziatore della politica italiana. Ha sborsato di tasca propria la bellezza di 109 milioni di euro. Come lui nessuno mai. Alle sue spalle, sebbene distanziata, c’è però una lunga fila di imprenditori che ama fare regali alla politica. Industriali, armatori, ras degli appalti pubblici, re delle cliniche private, signori dell’accoglienza migranti, nomi noti dell’alta borghesia e della finanza.
Gian Marco Moratti, patron delle raffinerie Saras, nel solo 2011 ha messo sul piatto 12 milioni di euro per la campagna elettorale della moglie Letizia a sindaco di Milano. Investimento andato in fumo, dato che alla fine a spuntarla è stato Giuliano Pisapia. Diverso il profilo dell’altro grande finanziatore. Costruttore, editore e finanziere, Francesco Gaetano Caltagirone ha regalato all’Udc oltre 3 milioni di euro in dieci anni: quasi due terzi di quanto ricevuto in totale dal partito guidato dall’ex genero Pier Ferdinando Casini. Ex, appunto. E infatti, da quando i due non sono più parenti, il finanziamento si è improvvisamente bloccato.
La maggior parte dei benefattori privati del centro sinistra si annida in provincia. È lì che gli imprenditori preferiscono versare il loro contributo. Così per esempio nella sezione di Cesena troviamo la donazione di una società del gioco legale, la HippoGroup. Senza dimenticare le elargizioni delle cooperative, rosse e bianche, dei consorzi e delle cliniche private. E i regali ricevuti dai singoli parlamentari. Come Pier Paolo Baretta, sottosegretario all’Economia, che attraverso l’associazione AReS ha ricevuto 17 mila euro dalla British American Tobacco e 7 dalla Cisl. Sindacato oggi impegnato a discutere con il governo la riforma delle pensioni.
Chi invece ha dato poco utilizzando canali ufficiali sono i grillini. Grillo Giuseppe, comitato elezioni europee 2014: 54 mila euro. Un po’ pochini. Beppe e i suoi seguaci, si sa, non copiano i partiti tradizionali. Nei documenti pubblici si contano in tutto poche decine di migliaia di euro di donazioni. 
C’è poi chi finanzia tutti, da destra a sinistra passando per il centro. Categoria variegata. C’è Sergio Scarpellini,immobiliarista sotto processo per corruzione (avrebbe pagato tangenti a Raffaele Marra, ex braccio destro di Virginia Raggi), che negli ultimi dieci anni ha sborsato 222 mila euro per finanziare un po’ tutto l’arco parlamentare, da La Destra di Storace al Pd passando per Verdini e Baccelli. Se le donazioni di Scarpellini si traducono spesso in appartamenti offerti gratuitamente al partito di turno, Gianfranco Librandi punta tutto sui bonifici effettuati dalla sua Tci Telecomunicazioni Italia, azienda del varesotto che produce luci a led. Partito da Forza Italia e approdato nel Pd dopo una parentesi da tesoriere con Scelta Civica, Librandi si è dimostrato trasformista anche nei finanziamenti politici. Per dire: negli ultimi due anni è riuscito nell’impresa di sostenere contemporaneamente Fratelli d’Italia, Pd, Mariastella Gelmini e gli ultimi due candidati-sindaco di Milano, Beppe Sala e Stefano Parisi
Articolo di Gregorio

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