Carenza da Vitamina B12, molto diffusa e PERICOLOSA

(Milano)ore 08:17:00 del 04/08/2019 - Tipologia: , Salute, Scienze

Carenza da Vitamina B12, molto diffusa e PERICOLOSA

Il deficit materno di vitamina B12 è passato dai 42 casi del 2015 ai 126 del 2016. L'allarme degli esperti, Carlo Dionisi Vici e Giancarlo la Marca: “I bambini rischiano gravi danni neurologici”.

CARENZA DA VITAMINA B12 - Isolata nel fegato nel 1948, la vitamina B12 si presenta come l’unica vitamina formata da cobalto (chiamata infatti anche cobalamina) e la sua funzione è associata al funzionamento delle cellule nervose, alla produzione di globuli rossi, all’azione di co-enzima nella sintesi degli acidi nucleici e al metabolismo di amminoacidi, grassi e proteine.

La vitamina B12 è prodotta da batteri ed archeobatteri che vivono nel terreno, nelle acque o, in minima percentuale, anche nell’intestino.

CARENZA DA VITAMINA B12 - I prodotti vegetali non contengono vitamina B12, la quale infatti non è utilizzata dalle piante per le funzioni vitali. Le piccole quantità di vitamina B12 che possono essere presenti nei prodotti vegetali derivano quindi da contaminazione da parte dei batteri del terreno che la producono.

Questo può spiegare il fatto che in Paesi dove il cibo, l’acqua e i vegetali consumati sono più contaminati, meno sterilizzati, i casi di carenza grave da vitamina B12 siano più rari rispetto a Paesi dove l’igiene degli alimenti e delle acque è una prassi consolidata.

E’ inoltre anche importante ricordare che gli animali non sono in grado di sintetizzare la B12.

CARENZA DA VITAMINA B12 - I cibi animali contengono infatti i depositi tissutali della vitamina B12 prodotta dai batteri del terreno e assunta dall’animale brucando l’erba oppure addizionata al mangime nel caso degli animali da allevamento.

Nessun cibo vegetale quindi, a meno che non sia addizionato con questa vitamina, può rappresentare una fonte affidabile di B12 a differenza dei cibi di origine animale, anche indiretti. La ricerca non ha ad oggi fornito prove sufficienti per poter considerare una fonte alimentare affidabile di questa vitamina i cibi tradizionalmente proposti da molte scuole vegetariane o vegane come fonti alternative, quali le alghe, il lievito in scaglie, i funghi e i cibi fermentati a base di soia…

La vitamina B12, o cobalamina, è contenuta principalmente negli alimenti di origine animale, ha un importante ruolo nello sviluppo del sistema nervoso centrale e il suo fabbisogno aumenta in gravidanza. Se la madre non ne assume abbastanza, o peggio non ne assume affatto, può creare al neonato dei danni neurologici già in utero, che proseguono e peggiorano nei mesi successivi, con l'allattamento”, spiega Dionisi Vici.

Il deficit materno di vitamina B12 oggi colpisce circa 1 neonato su 4.000, quindi più di cento casi l'anno in Italia, che non sono affatto pochi. Questa condizione può essere provocata da una particolare forma di gastrite, la gastrite atrofica, che ostacola l'assorbimento della vitamina, o più spesso si riscontra nei figli degli immigrati provenienti da Paesi asiatici come il Pakistan, il Bangladesh o l'India, che per tradizione hanno una dieta prevalentemente vegetariana. Quello che sempre più frequentemente stiamo osservando è la scelta di molte donne italiane di seguire la dieta vegana, che abolisce completamente l'assunzione di carne, pesce, uova e latte anche in gravidanza, senza mettere in conto i possibili pericoli che fanno correre ai loro bambini”, prosegue Dionisi Vici.

“I mezzi di comunicazione e quelli istituzionali dovrebbero segnalare subito e con forza la pericolosità di una dieta vegetariana o vegana non supplementata in gravidanza”, sottolinea Giancarlo la Marca. “Le madri carenti di questa vitamina nella loro alimentazione, devono assumere degli integratori durante la gravidanza e l'allattamento, perché i loro figli sono gravemente a rischio di malattia. Il deficit materno di vitamina B12, che può portare a danni anche gravi nel bimbo appena nato, potenzialmente può essere identificato attraverso lo screening neonatale, ma per esso non c'è indicazione di legge. Il numero di deficit materni evidenziati negli ultimi anni è enormemente cresciuto a causa del miglioramento delle strategie usate per lo screening, tuttavia è possibile, anzi decisamente probabile, che molti di questi difetti possano ancora sfuggire”.

I DIFETTI DELLA RIMETILAZIONE

Il deficit materno di vitamina B12 si presenta allo screening neonatale in maniera simile ai difetti del metabolismo dell'omocistina e, in particolare, ad alcuni deficit della rimetilazione. Questi ultimi, che appartengono alla famiglia delle malattie metaboliche ereditarie e non dipendono quindi da patologie o dalle abitudini alimentari materne, sono sette: sei sono primitivi del metabolismo della vitamina B12 e uno è il deficit severo di metilene-tetraidrofolato reduttasi (MTHFR), che altera il metabolismo dell'acido folico. Sempre secondo i dati SIMMESN, la malattia più frequente è il difetto di cobalamina C: dal 2010, su oltre un milione di neonati sottoposti a screening, è stata rilevata una frequenza di circa 1 neonato su 50.000, che riferito al nostro Paese significa circa 10 bambini l'anno. Numeri più ridotti per l'MTHFR. Nel 2017 il Bambino Gesù ha coordinato la preparazione delle prime linee guida internazionali sui difetti di rimetilazione.

LO SCREENING NEONATALE IN ITALIA

Fortunatamente, la legge n. 167 del 2016 ha istituito lo screening neonatale esteso e obbligatorio per la prevenzione delle malattie metaboliche ereditarie, che è in grado di rilevare tutte le condizioni che causano un alterato metabolismo dell'omocistina. Il nuovo pannello di screening, infatti, include sia l'omocistinuria classica (carenza di cistationina beta-sintetasi) che i difetti della rimetilazione, compreso il difetto di cobalamina C.

È un segnale di avanguardia, perché l'Italia è una delle poche nazioni europee, insieme a Spagna e Portogallo, ad averle incluse nel proprio pannello di screening neonatale”, conclude Carlo Dionisi Vici. “Fra le patologie inserite nel nuovo pannello dello screening neonatale, il difetto di cobalamina C si colloca al terzo posto per incidenza, dopo la fenilchetonuria e il deficit di acil-CoA deidrogenasi a catena media (MCADD), con una frequenza simile alla malattia di Gaucher, 1 caso su 40-50.000, oggetto di screening in alcune regioni d'Italia”.

Articolo di Gregorio

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