Burnout, il collasso fisico e mentale da lavoro e' ormai realta'

(Torino)ore 21:13:00 del 21/07/2019 - Tipologia: , Lavoro, Salute

Burnout, il collasso fisico e mentale da lavoro e' ormai realta'

Non è più solo un “collasso fisico o mentale causato da troppo lavoro,” ma uno stile di vita che affligge la nostra generazione. .

STRESS FISICO E MENTALE DA LAVORO, BURNOUT - Quando il burnout è un segnale e dovresti ascoltarlo Quando le condizioni e le richieste eccedono la capacità di gestirle, si rischia con il tempo di esaurirsi. Le componenti del burnout e le quattro domande per determinare  se è il caso di lasciare il lavoro. A cura di Riccardo Gianforme.
STRESS FISICO E MENTALE DA LAVORO, BURNOUT - Il Lavoro, con la “L” maiuscola. Quando se ne parla ci si dovrebbe inchinare e portare rispetto. Specie se il lavoro in questione è un lavoro manuale, che stanca le braccia e le gambe ed è compiuto da coloro che si schierano al fianco non di burocrati, ma di persone che indossano una tuta da lavoro.

Per queste ragioni ritengo che ogni persona abbia il diritto di avere un lavoro che lo arricchisca, piuttosto che il contrario.

Questa è la mia personale opinione dei diritti umani sul lavoro

Eppure è sorprendentemente controversa la questione. I datori di lavoro delle organizzazioni di tutto il mondo hanno ormai acquisito il presupposto che la retribuzione, ed altri compensi contrattuali, siano tutto ciò che puoi aspettarti di ricevere dal lavoro (e tutto ciò che devi ai dipendenti) e che non è realistico sperare in benefici meno tangibili come la fiducia, il rispetto, l’autonomia, la civiltà e l'opportunità di avere un impatto positivo sugli altri.

Questa visione impoverita del lavoro si manifesta negli atteggiamenti e nei comportamenti sui luoghi di lavoro e “distruggono” i lavoratori. Inoltre, questa modalità di operare in azienda intrappola le persone in lavori che danneggiano il loro benessere e il senso di sé

STRESS FISICO E MENTALE DA LAVORO, BURNOUT - Quando le condizioni e le richieste che ti vengono fatte al lavoro - come il carico di lavoro, il livello di autonomia e le norme del comportamento interpersonale - eccedono la tua capacità di gestirle, rischi, con il tempo, di esaurirti.

Tre componenti del burnout

Il burnout ha 3 componenti:

  • l’esaurimento, cioè l’energia persa,
  • il cinismo, cioè l’entusiasmo perduto,
  • l’inefficacia, cioè la perdita della fiducia in se stessi e l’incapacità di essere performanti.

Ma non è necessario sperimentarle tutti e tre per poter subire conseguenze gravi. Ad esempio, se non credi nelle attività, nella leadership e nella cultura della tua organizzazione, probabilmente ti sentirai demoralizzato anche se continui a funzionare bene al lavoro.

Mentre i tentativi di ridurre o prevenire il burnout ricadono principalmente sulle persone, la ricerca ha stabilito che i fattori lavorativi ed organizzativi, che sono in gran parte al di fuori del controllo di un singolo, contribuiscono al burnout almeno tanto quanto i fattori personali.

Il burnout era diventato un fenomeno semi-ufficiale già nel 1974, quando Herbert Freudenberger, uno psicologo tedesco-americano, lo aveva usato per descrivere quello che aveva chiamato “collasso fisico o mentale causato da troppo lavoro o stress.” Nonostante il suo uso in letteratura, ci sono voluti 45 anni affinché il burnout ottenesse lo status ufficiale di “sindrome.” Ma nel frattempo, il burnout si è, purtroppo, trasformato in uno stile di vita. Oggi, il burnout non è tanto la sensazione di essere sopraffatti sul lavoro, ma un’afflizione generazionale. Nel 2016, lo psicanalista Josh Cohen ha magnificamente profilato il fenomeno sulla rivista 1843 dell’ Economist. Ecco un piccolo ma angosciante estratto:

Il burnout aumenta man mano che il lavoro si insinua sempre di più in ogni angolo della vita—se un'ora di tempo libero può essere messa a frutto per leggere un romanzo, portare a spasso il cane o mangiare con la propria famiglia, viene rapidamente contaminata da pensieri vaganti di scadenze incombenti. Anche durante il sonno, immagini scomposte di fogli di calcolo e frammenti di conversazioni manageriali invadono la mente, mentre le dita addormentate scorrono sul piumone, come su una tastiera fantasma.

All'inizio di quest'anno, Anne Helen Petersen di Buzzfeed ha scritto un articolo intitolato "How Millennials Became The Burnout Generation.” Il saggio è diventato così virale che Petersen è finita a parlarne al Today Show.


L'annuncio dell'OMS è arrivato dopo l’introduzione di una nuova legge sul lavoro in Giappone lo scorso aprile, per arginare quella che sembra l'infinita giornata lavorativa nel paese, consentendo non più di 720 ore di straordinari per lavoratore all'anno in alcune grandi aziende. Il provvedimento giunge in risposta a un aumento dei “karoshi,” le morti per eccesso di lavoro, di cui ci sono stati 190 casi ufficiali nell'anno fiscale 2017.

Questa non è la prima volta che nella classificazione internazionale delle malattie è stata riconosciuta l'esistenza del burnout, ma questa nuova classificazione è una sorta di aggiornamento. Il burnout era già stato incluso nell'ICD-10—la prima volta in cui il burnout è stato menzionato esplicitamente, secondo Voigt—ma all'epoca era solo una “diagnosi aggiuntiva.”

Voleva dire che se, per esempio, uno psicologo clinico che utilizzava l'ICD-10 per fare diagnosi voleva trattare qualcuno per burnout, avrebbe dovuto diagnosticare qualcosa di più ufficiale come una depressione minore. Nel nuovo ICD, che è ancora in fase di compilazione e non entrerà formalmente in vigore fino al 2022, il burnout sarà invece una diagnosi, ha spiegato Voigt. La nuova versione, secondo il sito dell'OMS, includerà tre criteri effettivi: sensazioni di esaurimento o di grande stanchezza; maggiore distanza mentale dal proprio lavoro, o sentimenti di negativismo o cinismo relativi al proprio lavoro; e ridotta efficacia professionale.

Le condizioni del burnout

Le persone hanno maggiori probabilità di sperimentare il burnout di fronte a queste 9 condizioni quali:

  • carichi di lavoro irrealisticamente elevati,
  • bassi livelli di controllo del lavoro,
  • inciviltà,
  • bullismo,
  • problemi amministrativi,
  • scarso supporto sociale,
  • scarse risorse organizzative,
  • leader stressati,
  • comportamenti di leadership negativi.

 

Articolo di Gregorio

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