Battlefield 5 Open Beta: provato

(Cagliari)ore 09:45:00 del 11/09/2018 - Tipologia: , Videogames

Battlefield 5 Open Beta: provato

Sin dal primo istante, sin dal primo passo affondato tra le sabbie ghiacciate del litorale di Narvik, l'abbacinante gioco di contrapposizioni tra il gelido candore del litorale norvegese e le fiamme di una battaglia senza quartiere travolge i sensi dei gi.

Dopo essere tornata alle radici della modernità bellica, con Battlefield 1, capitolo ambientato tra i fronti della Grande Guerra, DICE si prepara a tornare alla numerazione canonica con Battlefield 5, un titolo che punta a riportare sui nostri schermi gli orrori del secondo conflitto mondiale. Un salto temporale tanto promettente quanto pericoloso, trattandosi probabilmente dell'evento bellico più "battuto" dalle produzioni videoludiche di genere. Un rischio amplificato dalle caratteristiche di una produzione che pare scartare in toto le simbologie della macchina da guerra nazista, mitigando il profilo ideologico dello scontro, quasi come fosse ambientato in una realtà alternativa. In attesa di verificare la fibra storica del titolo con la campagna in singolo, la recente open beta ci ha permesso di farci un'idea più precisa delle forze in campo, tra piacevoli novità, consolidate certezze e qualche dubbio da tenere in considerazione.

Sangue, neve e rovine

Sin dal primo istante, sin dal primo passo affondato tra le sabbie ghiacciate del litorale di Narvik, l'abbacinante gioco di contrapposizioni tra il gelido candore del litorale norvegese e le fiamme di una battaglia senza quartiere travolge i sensi dei giocatori, rapiti dall'eccezionale comparto grafico del titolo di DICE.

Vessillo dell'ultima incarnazione del potente Frostbite engine, Battlefield 5 mette in campo un profilo tecnico maestoso, che proietta nel cuore del conflitto più sanguinoso della storia umana con un concerto audiovisivo esaltante, un mosaico di dettagli, effetti e vedute mozzafiato, mai così vivide e credibili.

Se da una parte è evidente - e apprezzabilissima - la ricerca di un realismo grafico senza precedenti, dall'altra DICE deve ancora lavorare un po' sul bilanciamento tra questo proposito e l'effettiva fruibilità dell'esperienza. La perizia con la quale sono state riprodotte le mimetiche dei diversi schieramenti, ad esempio, rende difficilissimo individuare efficacemente il nemico, se non all'ultimo momento. Un problema non da poco, che trasforma la battaglia in una gara a chi avvista per primo l'avversario, influendo negativamente sull'identità storica del gameplay di Battlefield. Anche la balistica, tanto per fare un altro esempio, appare più compatibile con la realtà fattuale che con la godibilità ludica, con una scalabilità (damage spread) del danno che non si accorda in maniera ottimale con la distanza del tiratore dal bersaglio. Una scelta che aumenta considerevolmente l'efficacia letale dei ricognitori, capaci di intombare un soldato avversario con un singolo colpo da una distanza fin troppo consistente. Ad aggravare il problema c'è anche un bug che, nell'ultima build del gioco, impediva ai giocatori di vedere chiaramente il riflesso proiettato dal mirino dei tiratori. 

Difetti che, in ogni caso, non sminuiscono le obiettive qualità di un gunplay estremamente appagante, arricchito da un feedback eccellente che rende ogni bocca da fuoco unica e riconoscibile, per effetti, aspetto e sonorità. Contribuisce al pregio delle dinamiche di shooting anche l'ottimo comparto delle animazioni, che alimenta la fluidità di un sistema di movimento potenziato, modellato per assecondare con naturalezza le abilità dei giocatori, sia che si tratti di scavalcare in corsa barricate e cornicioni, sia che la frenesia del conflitto costringa un soldato schiena a terra, con il minino puntato verso lo schieramento avversario. Nell'open beta era possibile mettere alla prova le proprie doti belliche su due mappe radicalmente differenti, Narvik e Rotterdam, le stesse viste durante i nostri primi incontri con il gioco a Los Angeles e Colonia. In ambo i casi, parliamo di scenari fortemente caratterizzati, sia dal punto di vista strutturale che da quello squisitamente ludico, in grado di offrire agli appassionati della serie terreno fertile per un'ampia gamma di strategie d'assalto e di difesa.

La disposizione degli obiettivi, sia in modalità Conquest che in Grand Operations sembrano pensate per bilanciare le dimensioni di ciascun campo di battaglia con la filosofia portante del franchise: in Battlefield non esiste alcun rifugio sicuro, solo ripari momentanei da abbandonare sulle note assordanti dell'artiglieria nemica. Una filosofia che in Battlefield 5 raggiunge vette adrenaliniche mai raggiunte finora, grazie anche alla completa distruttibilità di ogni singola struttura, che nel giro di pochi istanti può essere trasfigurata in un cumulo di rovine fumanti. Il risultato di questa sinfonia guerresca è un'esperienza frenetica e impegnativa, con note che riportano alla mente quel Bad Company 2 da molti ritenuto - e a ragion veduta - uno dei migliori capitoli della serie. Sensazioni sostenute anche da un level design che promuove una migliore distribuzione delle sparatorie, con meno "zone morte" tra un punto d'interesse e l'altro. 
Entrambe le mappe, tra le migliori mai viste nella storia del franchise, offrono ai combattenti una valanga di opzioni per raggiungere o allontanarsi dalle aree più calde, tra vicoli, campi aperti, piattaforme sopraelevate, edifici, canali e una mole d'interni inedita per gli standard della serie, tutti particolareggiati ai limiti del maniacale. 

Tra variazioni della conformazione geografica ed edifici svettanti, anche la verticalità delle ambientazioni è in grado di offrire un gradito contributo alla creatività letale dei giocatori. Una progettazione funzionale sulla quale si innesta efficacemente un'altra tra le novità più importanti inserite in questo capitolo, ovvero la possibilità di disporre sul terreno di scontro fortificazioni e perfino postazioni armate. Queste ultime possono essere piazzate esclusivamente dai soldati di supporto, a riprova delle intenzioni del team di incoraggiare la collaborazione tra i giocatori, aggiungendo ulteriori sfumature strategiche al quadro del gameplay.

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Articolo di Gerardo

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