Anno 1800: cosa sapere

(Napoli)ore 08:10:00 del 20/04/2019 - Tipologia: , Videogames

Anno 1800: cosa sapere

Il 1800 fu infatti un’era di progresso scientifico, uno spartiacque tra una società ancora ad impronta principalmente agricola e le città sempre più industrializzate, dove i fumi delle ciminiere facevano da sfondo a movimenti politici e sindacali, mentre .

 

L’esplorazione di mondi futuri non ha portato benissimo ad Anno e a Blue Byte, teutonica software house a cui è affidato lo sviluppo della serie gestionale arrivata a spegnere le sue prime venti candeline. Anno 2070 e il successivo Anno 2205 non hanno infatti mantenuto il medesimo standard qualitativo dei capitoli precedenti e quei pianeti colonizzati da fantascientifiche installazioni e macchine volanti sono stati presto etichettati come esperimenti mal riusciti, non proprio dei disastri da nascondere in fretta a furia sotto il tappeto, ma di certo nemmeno qualcosa da cui poter pescare per proseguire e far ripartire questa longeva saga. 

Anno 1800 si pone dunque come vero e proprio punto di rottura e, pur rimanendo fedele alla sua natura ibrida che fonde gestione economica e strategia, si stacca con forza dai suoi sfortunati predecessori.

La prima e ovvia differenza è il setting. Come suggerisce il suo stesso nome, il titolo è ambientato agli albori del XIX secolo, in quella che a tutti gli effetti è una trasposizione mai nominata dell’epoca vittoriana. Se ci si guarda alle spalle sarebbe facile indicare la scelta come una mera successione cronologica, dopo che il ‘400, il ‘500, il ‘600 e il ‘700 erano già stati affrontati in passato.

Questa sarebbe però solo una mezza verità, smentita innanzitutto dal salto temporale compiuto nel recente passato della serie, e che soprattutto non renderebbe in alcun modo merito al lavoro svolto dal team di sviluppo per ricreare con estrema attenzione una stagione di forti cambiamenti. Il 1800 fu infatti un’era di progresso scientifico, uno spartiacque tra una società ancora ad impronta principalmente agricola e le città sempre più industrializzate, dove i fumi delle ciminiere facevano da sfondo a movimenti politici e sindacali, mentre giungevano da lontano gli echi di luoghi esotici e di spedizioni alla ricerca di nuovi mondi. Anno 1800 condensa queste tensioni e le inserisce all’interno di schemi ben rodati, dove a farla da padrone sono le classiche catene di produzione, che partono da materiali grezzi e arrivano alla creazione di beni finiti indispensabili per sostenere la popolazione.

Tendenzialmente ogni bene di consumo ha dietro di sé una catena produttiva specifica, a volte condivisa con altre, a volte univoca. All’interno di questa catena sussistono mansioni svolgibili solo da alcune classi sociali. In poche parole, è necessario mantenere alcune zone volutamente povere, per non privarsi di lavoratori fondamentali. Questo sistema è coadiuvato dall’evoluzione manuale delle abitazioni. Una volta costruite le capanne dei lavoratori semplici, soddisfacendo i loro scarsi bisogni, si può notare che gli edifici raggiungono la massima capacità. Una volta raggiunto tale target è possibile, al costo di risorse e denaro, far evolvere la stessa, convertendo gli abitanti al livello sociale successivo (nel nostro esempio gli operai). In tal modo si mantiene il controllo demografico, monitorando le diverse necessità e agendo di conseguenza.

In poche parole, quindi, Anno 1800 introduce davvero tantissime nuove dinamiche, scordandosi solo di approfondire, dopo aver egregiamente introdotto, quell’ambientazione ottocentesca tanto complessa eppure altrettanto dimenticata dalla produzione. Indubbiamente la Rivoluzione Industriale è più complessa di un “semplice” gioco di incastri produttivi, e questo danneggia in parte il mood del titolo, che ne risulta piuttosto anonimo. Si tratta, però, di elementi che sanciscono il passaggio del prodotto da “ottimo” a “capolavoro” e che non incidono minimamente su un gameplay affidabile e molto divertente.

Anno 1800 impegna, ma con gentilezza

Seguendo la difficoltà normale, questa struttura, pur se complessa, non comporta mai difficoltàenormi, grazie alla possibilità di demolire a pieno rimborso gli edifici e di spostarli gratuitamente. Si tratta di un approccio che favorisce il trasformismo cittadino, eliminando in parte quelle esigenze di pianificazione stringente classiche dei city-builder. Esigenze che invece ritornano prepotentemente scegliendo difficoltà di gioco più elevate. Non si tratta, però, di una mancanza, quanto di eterogeneità della sfida, che anche a livello base rimane avvincente e mai scontata. Alla soddisfazione in termini di beni, infatti, si accompagna quella in termini di felicità e servizi, necessari per far sì che le nostre isole siano piene di lavoratori soddisfatti. Un costo non indifferente, che se non supportato con rotte commerciali, tasse di soggiorno e vendite di prodotti in eccedenza, porta inevitabilmente alla bancarotta.

 

Dal punto di vista prettamente gestionale le cose si fanno meno rosee, complice un certo lassismo nella progettazione di alcune features basilari. Innanzitutto il rendiconto di bilancio, praticamente assente pur se fondamentale in un titolo che fa del commercio e delle transazioni il fulcro del sistema di guadagno. Anche dal punto di vista delle rotte commerciali si nota una certa mancanza di infografiche, nonostante le rotte siano facili e comode da impostare. In generale tutto il comparto informativo risulta piuttosto fiacco: nonostante il gioco adotti tutte le precauzioni del caso nel breve periodo, è manchevole di strumenti di analisi adatti alla pianificazione. Un esempio: ogni edificio, se evidenziato, colorerà in verde le strade ad esso collegate, indicando in pratica il suo raggio d’azione. Raggio d’azione, però, che non è possibilevedere nel complesso delle strutture dello stesso tipo, vanificando i tentativi del giocatore di strutturare in maniera più omogenea i diversi quartieri delle proprie isole.

Nonostante questo, però, Anno 1800 è talmente denso di contenuti da far dimenticare anche i propri difetti, immergendo il fruitore in un’esperienza a tratti frenetica, pur se spesso non troppo complicata. Un altro elemento di interesse è la colonizzazione del nuovo mondo, anch’esso gestibile su mappa ma non collegato visivamente all’Europa. Qui il gioco tende a complicarsi, essendo necessario produrre nelle colonie quanto fondamentale per le città europee, per poi affidare il tutto al trasporto navale, stando anche attenti ai nemici presenti su mappa. Nemici che, con i dovuti accordi commerciali, possono sempre trasformarsi in amici, almeno nelle esperienze sandbox.

 

Dal punto di vista tecnico Anno 1800 svolge un lavoro egregio. Pur non urlando al miracolo, e sebbene non ispirato come in produzioni precedenti (Anno 1404 primo fra tutti), il gioco rende abbastanza bene il mood del diciannovesimo secolo, restituendo al fruitore un’esperienza visiva indubbiamente gradevole. Lo si ripete: si sente spesso una certa ripetitività nelle strutture e nelle ambientazioni, in parte anche a causa di una certa standardizzazione dei modelli, ma nel complesso non si può che apprezzare il colpo d’occhio, la grafica gradevole e, soprattutto, la grande fluidità di gioco. Per quel che concerne il comparto audio, invece, non si possono spendere troppe parole: l’interpretazione delle poche sessioni narrative è scialba, le musiche a volte fin troppo serie e poco in linea con il mood comunque allegro della produzione.

 

Articolo di Gerardo

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