Ancestors The Mankind Odyssey: provato

(Bari)ore 16:04:00 del 15/12/2018 - Tipologia: , Videogames

Ancestors The Mankind Odyssey: provato

A detta di Desilets, il gioco vuole porre una domanda al giocatore moderno: riesci a sopravvivere a quello che i nostri antenati hanno dovuto passare?.

 

A più di un anno dal suo annuncio, i The Game Awards del 2018 hanno portato con sé nuovo materiale per Ancestors: The Mankind Odyssey, nuovo titolo di Patrice Desilets, creatore di Assassin’s Creed, e del suo studio Panache Digital Games. Definire il gioco ambizioso sarebbe riduttivo: Ancestors si propone di farci rivivere l’intera storia dell’umanità, a partire dalla preistoria e dai primati che hanno preceduto l’homo sapiens nella sua linea evolutiva. Noi, ovviamente, abbiamo analizzato per voi la lunga sessione di gameplay appena mostrata.

Deep time

Come accennato in apertura, Ancestors si propone di farci rivivere la storia dell’umanità, a partire dalla preistoria e dai primati. Come le più recenti scoperte scientifiche hanno confermato, dunque, la nostra storia comincia in Africa, dove le prime forme di vita associabili all’albero evolutivo dell’uomo fanno la loro comparsa. Come intuibile, almeno in questa fase della storia umana non si può parlare di un vero e proprio comparto narrativo; la narrazione da seguire sarà quella dell’evoluzione che ha portato dalle forme più antiche di primate fino a Lucy, indubbiamente l’australopitecina più famosa della preistoria.

Seguiremo dunque i nostri antenati nel loro cammino evolutivo, osservandoli muovere i loro primi, incerti passi da bipedi. A detta di Desilets, il gioco vuole porre una domanda al giocatore moderno: riesci a sopravvivere a quello che i nostri antenati hanno dovuto passare? Starà al giocatore scoprire la risposta, imparando da solo a sopravvivere in un gioco che gli fornirà ben pochi aiuti per arrivare a vedere la luce del giorno successivo.
Il titolo è ancora lontano dalla fine del suo sviluppo, ma la realizzazione della lussureggiante ambientazione africana appare fin da ora soddisfacente; al contrario, rimane ancora del lavoro da fare per quanto riguarda le animazioni e la cura dei modelli degli animali, non sempre convincenti. Anche gli effetti sonori giocano un ruolo importante in Ancestors: com’è logico che sia, d’altronde, in un gioco che fa dell’immersione in un altro mondo la sua parola d’ordine. Fortunatamente, gli sviluppatori sembrano fatto centro sotto questo aspetto, con la foresta che riecheggia dei suoni della natura incontaminata. Sicuramente, immergersi in questo mondo preistorico armati di un buon paio di cuffie sarà un’esperienza da non dimenticare.

Ancestors: The Humankind Odyssey è davvero uno dei giochi più originali visti non solo nel corso dei Game Awards 2018 ma anche da qualche anno a questa parte, ricordando il concept del leggendario B.C. di Peter Molyneux, scomparso definitivamente nelle nebbie dello sviluppo e per certi versi anche il recente Wild di Micheal Ancel (di cui peraltro si sono perse le tracce anche in questo caso) come ambientazione e atmosfere. Il gioco di Désilets ha però un approccio molto più radicale, avvicinandolo all'ambizioso progetto di Molyneux, togliendo di mezzo il classico referente umano a fare da protagonista e inserendo al suo posto dei primati, per di più in un gioco destrutturato in modo da replicare l'azione istintuale e la comunicazione non verbale tra animali, nel corso della loro evoluzione verso l'homo sapiens sapiens. L'ambientazione è dunque chiaramente atipica: si propone di mostrare la vita nell'Africa del Neogene, da 10 a 2 milioni di anni fa.

Come genere rientra, a detta dello stesso Désilets che ne ha mostrato circa mezz'ora di gameplay poco dopo la presentazione, negli action game in terza persona, a mondo aperto e con elementi survival fortemente marcati, ma visto il soggetto non possiamo chiaramente aspettarci un'impostazione classica da Ancestors: The Humankind Odyssey. La sfida principale, che è insieme quella offerta ai giocatori ma anche quella affrontata dagli sviluppatori per mettere in scena questo strano titolo, è il fatto di presentare una vita completamente selvaggia, senza ricorrere ai sistemi di comunicazione tradizionali come codici scritti o verbali, in modo da immergerci senza intermediazioni nel ruolo di un primate nel corso della sua evoluzione verso l'essere umano. Non è ovviamente una premessa facile, considerando che l'immedesimazione risulta semplice quando si ha a che fare con soggetti quanto più possibili vicini alla natura del giocatore o quantomeno che condividano con questo un qualche canale comunicativo

Quanto mostrato finora riguarda soprattutto la necessità di sopravvivereall'interno di un ambiente estremamente ostile, con l'inizio della prima build incentrato su un piccolo primate che, perdendo il genitore, deve trovare il modo di restare in vita nella giungla, difendendosi dai predatori e trovando anche da mangiare e bere, oltre a ripari sicuri dove passare la notte. Il tutto viene rappresentato in terza persona con il protagonista che può muoversi in maniera estremamente agile nella fitta vegetazione, occasionalmente interagendo con altri esponenti della propria specie che possono risultare minacciosi oppure affidabili, in certi casi prendendo sulle spalle il piccolo per fargli affrontare alcune fasi particolarmente difficili dello spostamento e introducendo quell'elemento "sociale" che diventa poi sempre più importante con il progredire dell'evoluzione.

L'interfaccia rappresenta un altro elemento peculiare di Ancestors: The Humankind Odyssey, visibile anche nel video di gameplay. Sempre nella ricerca dell'"autenticità", per così dire, dell'esperienza primitiva, gli sviluppatori hanno cercato un modo per segnalare al giocatore la presenza di minacce e potenziali obiettivi in un contesto che non ha la struttura canonica del videogioco: non ci sono quest precise o elementi sensibili che vengono chiaramente identificati in Ancestors. Per simulare il rapporto del primate con l'ambiente c'è un sistema di "sensi" che consentono di analizzare lo scenario circostante, con la segnalazione di avversità o elementi di interesse attraverso dei segni sullo schermo. Particolarmente interessante è la simulazione dell'istinto animalesco riguardante le minacce, rappresentate in maniera dinamica come animazioni inquietanti disposte nelle direzioni da cui provengono tali pericoli.

 

Articolo di Gregorio

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