50 Milioni di rifiuti tech ogni anno: il tuo SMARTPHONE distrugge il pianeta!

(Bologna)ore 20:11:00 del 17/07/2019 - Tipologia: , Ambiente, Denunce, Tecnologia

50 Milioni di rifiuti tech ogni anno: il tuo SMARTPHONE distrugge il pianeta!

50 MILIONI DI RIFIUTI TECNOLOGICI ALL'ANNO - Questa mattina ti sei alzato grazie alla sveglia impostata sul tuo smartphone..

50 MILIONI DI RIFIUTI TECNOLOGICI ALL'ANNO - Questa mattina ti sei alzato grazie alla sveglia impostata sul tuo smartphone. Hai preparato il caffè in pochi secondi, grazie alla macchinetta per l'espresso. E mentre facevi colazione, hai acceso la televisione per sapere cosa fosse successo durante la notte. La tua vita è orai così tanto scandita dal ritmo della tecnologia, che non ti ricordi nemmeno più com'era quando non c'erano i computer. Tutti questi oggetti, però, a un certo punto smetteranno di funzionare e dovranno essere gettati via. Riesci a immaginare una tale quantità di rifiuti?

50 MILIONI DI RIFIUTI TECNOLOGICI ALL'ANNO - Te lo dice l'Onu: 50 milioni di tonnellate ogni anno. L'Organizzazione internazionale del Lavoro delle Nazioni Unite ha lanciato l'allarme: il mondo sta per essere travolto da "uno tsunami di rifiuti elettronici". Eccola qui, la nuova plastica.

Non abbiamo ancora capito come liberarci dall'isola di fustini vuoti e confezioni varie che si è creata nell'Oceano Pacifico, che già dobbiamo far fronte a una nuova minaccia: montagne di RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche). È molto probabile infatti che nemmeno tu li sappia smaltire in modo corretto. Quando va bene, li butti nell'indifferenziato. Quando va male, li abbandoni nelle discariche abusive. In entrambi i casi i danni per l'ambiente sono enormi. Secondo l'Onu, solo il 20% di elettrodomestici e altri device tecnologici viene incanalato nelle vie di riciclaggio ufficiali. Un vero peccato e non solo ecologico: questi scarti potrebbero valere almeno 55 miliardi di euro.

50 MILIONI DI RIFIUTI TECNOLOGICI ALL'ANNO - Durante l’ultimo World economic forum di Davos è emerso come con un corretto smaltimento di tutti i Raee prodotti si potrebbe creare un giro d’affari di circa 62,5 miliardi di dollari, grazie anche al recupero di componenti in ferro, oro, argento, rame e alluminio, ma anche delle terre rare (lantanio, ittrio, cerio, samario), materiali fondamentali per le industrie tecnologiche, militari e aerospaziali. Se i vecchi smartphone e notebook finiscono per anni in un cassetto, i grandi elettrodomestici portati in discarica hanno bisogno di un processo molto articolato per essere smaltiti. I ritardanti di fiamma bromurati e i gas refrigeranti (Cfc, Hcfc, Hfc) all’interno di queste apparecchiature, se rilasciati in atmosfera senza essere trattati, possono danneggiare lo strato di ozono e provocare il cancro alla tiroide negli esseri umani. Altrettanto dannosi si sono rivelati altri materiali come il cadmio, il piombo e il nichel, devastanti per l’ambiente e letali per il sistema nervoso umano.

Sempre più organizzazioni criminali si procurano la cyber spazzatura, ricavandone componenti preziose e pezzi di ricambio in buono stato come il compressore, la centralina, filamenti in rame e batterie. Il resto viene abbandonato ai piedi di un cassonetto, interrato o abbandonato in piena campagna. Nei casi peggiori vengono siglati accordi al limite della legalità per esportarli in altri Paesi, dando vita a scenari come quello di Agbogbloshie, un suburbio della capitale ghanese Accra dove gli e-waste coprono un’area pari a quella di 11 campi di calcio. Spesso la produzione europea – in media di 17,7 chilogrammi di rifiuti elettronici a persona – scarica la responsabilità dello stoccaggio e smaltimento di questi rifiuti ai Paesi in via di sviluppo. Secondo l’Organizzazione Internazionale del lavoro, Cina, Ghana e Nigeria (dove sono circa 100mila i lavoratori impiegati nel settore) sono i principali Stati discarica per i Raee.

Anche se molte istituzioni iniziano a essere consapevoli delle implicazioni future del corretto smaltimento dei Raee, i tentativi di regolamentazione hanno spesso lasciato campo libero per l’infiltrazione delle organizzazioni criminali, rendendo più complessa non solo la semplice raccolta, ma anche lo stoccaggio dei rifiuti tecnologici nei centri ad hoc per lo smaltimento. La perdita economica per le casse statali raggiunge i miliardi di euro a livello globale, mentre la gestione da parte delle ecomafie dei componenti chimici pericolosi all’interno dei Raee ha effetti devastanti per l’ambiente e per l’uomo. Per quanto una legge chiara in materia sia fondamentale, la soluzione a quella che è una vera e propria emergenza non può che concentrarsi su una nuova etica del consumo, che valorizzi l’usato e il ricondizionato. Dobbiamo mettere in discussione la stessa convinzione che “nuovo sia sempre bello”.

Articolo di Samuele

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